Zeitkratzer ‘Aus den Sieben Tagen’

(Karlrecords 2015)

Gli Zeitkratzer, qui integrati dalla voce sciamanica (a volte gutturale, a volte ansimante) di Keiji Haino, eseguono la celebre, estremamente ardita, composizione di Karlheinz Stockhausen del 1968. Una performance intensa, ricca di tensioni (sono spesso i tessuti timbrici e gli spostamenti microtonali a generarle), che evoca riti ancestrali, abissi senza fondo, sinistre sensazioni di troppo pieno e troppo vuoto. Un’incessante e parossistica costruzione di attese, destinate a restare insoddisfatte (eccetto che nell’ultimo scampolo del brano che chiude la composizione, Setz Die Segel Zur Sonne, cioè salpa verso il sole, che alla fine sembra davvero salpare verso il sole, e lì dileguarsi). Tra i diversi richiami alle avanguardie musicali novecentesche emerge con particolare forza quello all’estetica meditativa di Scelsi, che qui assume per lo più tinte fosche. Sperimentazione, improvvisazione, ricerca nell’/dell’ignoto sono alcune delle vie con cui gli Zeitkratzer si avvicinano alla intuitive Musik di Stockhausen.

Voto: 8

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