The K. ‘Burning pattern etiquette’

(JuaneOrange 2015)

Cresciuto ascoltando Pissed Jeans, Melvins e Fugazi, questo trio belga, dopo aver vinto alcuni premi, esordisce sulla lunga distanza con questo lavoro. Si tratta di un disco che affonda le sue radici nel miglior post-punk, per intenderci quello sospeso tra i Big Black e quello che si incrocia con il metal.
Tuttavia, la tensione propria del post-punk dei primi anni ’80 domina in tuti i dieci brani. Il trio ha incorporato e fatto suoi gli stilemi del genere, per cui dopo averli metabolizzati e quindi rielaborati, è stato in grado di produrre brani non derivativi, ma efficaci e costantemente tirati.
I belgi, infatti, riescono a passare senza problemi dai momenti spezzettati e vorticosi di Prude agli schematismi matematici lenti e distorti di The mermaid of Venice, o ancora dall’electro-post-punk-industrial di Intrusive behavior al pulsante e scheggiato post-punk vintage di Delusive meaning, giungendo al finale epico della dilatata noise Pink hiss.
Un ottimo lavoro!

Voto: 8

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