Weavel ‘The Living Puzzle

(Discus 2015)

Non riesco a trovare un aggettivo migliore di irritante per descrivere la musica improvvisata contenuta in questo disco registrato nel 2012. Irritante non tanto per l’accozzaglia di rumori e suoni prodotta da fagotto, flauto, chitarra elettrica, clarinetto basso, e qualche suono vocale, ma perché quella che ascoltiamo qui può senz’altro rappresentare “states of living”, come dicono le note di copertina, ma gli “states of living” rappresentati sono quelli di almeno quarant’anni fa. E allora perché sottoporsi a quella che per lunghi tratti non è che pura tortura acustica? Vinko Globokar sosteneva che un disco di improvvisazione dovrebbe essere ascoltato soltanto una volta, e poi buttato via: perché altrimenti si tradisce la natura effimera di questa musica. Non credo che abbia ragione in assoluto. Ma in questo caso sì. Ho provato a riascoltarlo per capirne meglio il senso. Ma ho solo continuato a farmi male. L’unica esperienza sensata di questa musica è quella live.

Voto: 2

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