Helen Svoboda ‘Headwater’

(Room40 2026)

La traiettoria della contrabbassista/vocalist/compositrice di origini finlandesi residente a Melbourne, Helen Svoboda, succhia energia dall’ambiente circostante, con tutto quello che è, che diviene e gli abbiamo fatto.
Un patchwork, fra organico e inorganico, con attenzione per i dettagli e le sfumature che i dettagli instillano, tempo dopo tempo, nella nostra materia più profonda e sensibile.
Sedici per lo più brevi frammenti, composti per una più estesa performance (della quale potete trovare estratti video sul suo sito, helensvoboda.com), realizzata nel 2024 con il sostegno del programma FutureMakers di Musica Viva Australia e Berg Family Foundation.
Con il contributo dell’ensemble Headwater (due contrabbassi, quello della Svoboda anche alla voce, quello di Jacques Emery, l’elettronica di Tilman Robinson e la voce della finlandese Selma Savolainen), “Headwater”, è un’immersione nelle regioni dove anima/cuore e istinto si confondono fra luci e ombre, dove lo scorrer del tempo è solo un concetto di misurazione in attesa di una fine e fra meraviglia e dolore passa un nulla.
Lo strazio del ricordo di occhi bambini in riva ad un fiume, nel pieno di una estate sfolgorante, sepolti sotto strati di marciume che gli abbiamo fatto indossare, la consapevolezza del, per quanto ci possiamo provare, questo pianeta ci dimenticherà e tirerà un sospiro di sollievo quando non ci saremo più, e tutto, proprio tutto, rifiorirà ancora e ancora.
Ci sentiamo proprietari e non contiamo niente e un nulla cosmico siamo, però, nella nostra crudele imperfezione, sappiamo, a volte (rare), esser meravigliose creature.
Dio è una goccia di egual sapore, fra lacrima e sudore.

Voto: 8,5/10

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