Rahasaan Roland Kirk ‘Vibrations in the Village. Live at The Village Gate’ e ‘Seek & Listen. Live at the Penthouse’

(Resonance Records 2025)

Rahasaan Roland Kirk è stata una figura speciale nella storia della musica jazz. Polistrumentista, maestro nell’uso della respirazione circolare, pirotecnico musicista capace di suonare tre strumenti a fiato contemporaneamente, di alternare lo stricht al manzello, passando per il sassofono, trasmetteva sul palco la gioia di suonare insieme alla necessità di alimentare la sua inesauribile vena creativa.

La sua figura viene riscoperta grazie a due album, riportati alla luce grazie al lavoro certosino della Resonance Records, label abituale nelle lande kathodike, con la produzione dello studioso e ricercatore Zev Feldman, in collaborazione con Dorthaan Kirk, erede del musicista, che lo vedono protagonista indiscusso.

Il primo intitolato ‘Vibrations in the Village. Live at The Village Gate’ registrato nel 1963, vede il nostro accompagnato dal bassista Henry Grimes, dal batterista Sonny Brown, e da una serie di pianisti, Horace Parlan (veterano del gruppo di Charles Mingus), Melvin Rhyne (figura chiave della band di Wes Montgomery), e Jane Getz. Il nostro si divide tra suoi originali e classici della musica americana come All The Thing You Are, Laura, Falling in Love with Love, e la mingusiana Ecclusiastics, divertendosi e divertendo l’uditorio.

Il secondo album, intitolato ‘Seek & Listen. Live at the Penthouse’, registrato nel 1967 al Penthouse, uno storico jazz club di Seattle, culla di questo gioiello sonoro riportato alla luce grazie anche al contributo di Jim Wilke e Charlie Puzzo, Jr. del Penthouse.
Anche in questo live Kirk, supportato dal pianista e accompagnatore di lunga data Rahn Burton, dal bassista Steve Novosel e dal batterista Jimmy Hopps, si esprime ad altissimi livelli, passando dal be bop a tutta velocità con brani originali come Now Please Don’t You Cry Beautiful Edith, al funk di Ode to Billie Joe di Bobbie Gentry, mescolando il medley di Bagpipe Melody con Happy Days Are here Again, selvaggio e divertente irresistibile e trascinante,

Come sempre in queste edizioni, ognuno dei live è acccompagnato da un corposo libretto allegato con le note del biografo di Kirk, John Krut e interventi, tra gli altri, di James Carter, Steve Turre e Chico Freeman.

Voto per entrambi gli album: 8/10

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