Kleinkief ‘Fukushima’

(Shyrec 2016)

I veneziani Kleinkief giocano a fare i Motorpsycho italiani. Dopo un disco melodico come “Gli infranti” si buttano su sonorità più propriamente progressive e psichedeliche.
In quarantaquattro minuti e mezzo sono contenute sei canzoni, che vanno dai 3’43’’ ai quasi quindici minuti.
I Motorpsycho sono irraggiungibili, ma per i veneziani sono una chimera, perché il sound non è fluido, ma troppo compatto e i cambi di registro stilistico presenti soprattutto all’interno dei brani più lunghi distraggono e portano fuori strada l’ascoltatore (Grattacieli).
I testi forse troppo criptici contribuiscono a non coinvolgere, accentuando una distanza con chi ascolta.
Quando il gruppo intraprende la strada della psichedelia si sente una pesantezza insostenibile (Fukushima). Unico brano apprezzabile del lotto è I dannati, abbastanza accattivante e vicino alle sonorità dei primi Ulan Bator.
Il gruppo deve ancora sperimentarsi e misurarsi in studio a lungo.

Voto: 5

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