John Harbison ‘Concertos For String Instruments’

(BMOP/sound 2020)

Nome di spicco della generazione cosiddetta ‘di mezzo’ dei sinfonisti americani – quella che, per intenderci, si colloca tra i ‘classici’ Hanson, Copland, Bernstein e i più giovani Kernis, Daugherty, Rouse -, John Harbison (classe 1938) è il protagonista di questa produzione discografica della BMOP/sound con tre concerti per archi e orchestra, sempre ottimamente eseguiti dalla Boston Modern Orchestra Project diretta da Gil Rose. Si tratta di pagine intense e vibranti, che vanno ad arricchire il già nutrito catalogo del prolifico compositore statunitense. Il più datato dei tre lavori è il Concerto per viola e orchestra (1988). Da profondo conoscitore dello strumento, Harbison – che è stato egli stesso un violista, oltreché un eccellente pianista jazz – ne esalta il carattere “ora malinconico, ora umoristico”, e comunque tendenzialmente introspettivo, disegnando traiettorie melodiche tortuose e impegnative (lo stesso autore rivela che non sarebbe stato in grado di suonarle lui stesso, e perciò si affida alle sapienti mani di Marcus Thompson), che attraversano territori armonici ambigui, per concludersi in un esuberante movimento conclusivo. Uno schema, questo, che a grandi linee si ritrova anche nel Doppio Concerto per violino e violoncello (con le bravissime Emily e Julia Bruskin come soliste), dove a un enigmatico movimento iniziale segue un notturno elegiaco e onirico, per arrivare a un finale dal carattere “urbano”, che risente della padronanza del linguaggio ritmico proprio del jazz da parte dell’Autore. Ma il più interessante dei tre concerti è a mio avviso quello per basso viola (suonata da Edwin Barker), strumento molto vicino al contrabbasso, intorno al quale Harbison dipinge scenari che rimbalzano tra barocco e contemporaneo, in un gioco fantasioso, intricato e intrigante, che trova un’ideale soluzione nel trascinante swing del movimento conclusivo, il cui ottimismo non sopisce tuttavia le tensioni che attraversano la poliedrica e complessa personalità compositiva del Maestro americano.

Voto: 7,5

Filippo Focosi

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