Potch Trio ‘Plays Babadjanian and Vasks’

(Delos 2014)

Si può utilizzare ancora la categoria di romanticismo per descrivere buona parte della produzione musicale del XX, e inizio XXI, secolo? Ascoltando questi bellissimi Trii per pianoforte di due Maestri del Novecento, eseguiti con trasporto e devozione dall’ottimo Potch Trio, parrebbe proprio di sì. Specie per il movimento centrale del Trio del compositore armeno Arno Babadjanian (1921-83), pervaso da una melodia di intima amorevolezza ed espansiva cantabilità, intonata dal violino poi dolcemente accompagnato dal pianoforte e dal violoncello. Laddove il terzo e conclusivo tempo si caratterizza per l’energia positiva che trasmette, dominato com’è da ritmi incisivi e incalzanti, talvolta splendidamente sopra le righe, e da echi del folkore armeno, che egli sviluppa al massimo delle potenzialità espressive, guidato da un sempre vivo ardore. Improntato a un’espressività più elusiva è invece il Trio di Peteris Vasks (1946-), tra i più importanti autori viventi; anzitutto per l’essere strutturato a pannelli, o meglio episodi, dal carattere ben distinto, e tuttavia tenuti insieme da una trama nascosta che lentamente affiora alla superficie percettiva. Il linguaggio armonico qui si fa a tratti dissonante, intrattenendo un rapporto più libero con la tonalità. Misteriosi notturni di Bartokiano puntillismo sonoro si succedono a possenti e insistenti unisoni; estroversi scherzi dal carattere sardonico, quasi Shostakovichiano, cedono il passo a pensosi monologhi strumentali; dolenti canti (un trademark del compositore lettone) approdano infine a una luminosa, ancorché intima, pacificazione. Sì, perché è all’insegna della speranza che si chiudono le alterne vicende narrate da questi due compositori; come pure, della fiducia nella mai sopita capacità emotiva dell’arte musicale.

Voto: 8

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