The Jayhawks ‘Sanctuary Park’

(Thirty Tigers/2026)

Quarant’anni portati benissimo. Questo emerge dall’ascolto dell’ultimo lavoro dei Jayhawks, pubblicato dopo quattro decenni dal loro esordio, l’omonimo, meglio conosciuto come “The Bunkhouse Album”. Il piglio di ‘Sanctuary Park’, inoltre, è quello sbarazzino del pop-country rock più raffinato. Il loro sound, infatti, è in linea con quello di The Band e Tom Petty & The Heartbreakers e il tutto disco è cosparso di sonorità accoglienti, morbide e allo stesso tempo serrate.
A bilanciare queste caratteristiche c’ha pensato Bob Ezrin, già dietro le quinte per, tra gli altri Lou Reed e Pink Floyd.
Il quartetto di Minneapolis, infatti, benché contemporaneo dei concittadini The Replacements, Hüsker Dü e Soul Asylum ha preferito caratterizzare il suo sound per un songwriting che deve molto alla tradizione Americana, al folk, al soul e al rock’n’roll più immediato. Ascoltare per credere il pop-country dal sapore californiano di Mr. Lincoln e di Leap Of Faith.
Quando il quartetto si concentra maggiormente sul pop, vengono fuori perle beatlesiane come
Keeping Our Heads Above Water e i momenti evocativi di It’ll Be All Right Tonight, quando invece spingono sull’acceleratore esplodono nell’ottimo rock, con venature blues di American Midnight e Kingston Girl con quelle chitarre che evocano gli Heartbreakers di Tom Petty.
Il rock dei Jayhawks affascina anche i più oltranzisti del punk, perché ha il pregio di essere evocativo ed essenziale per chiunque ami il rock in tutte le sue sfaccettature.

Voto: 8/10

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