Design ‘Faithless’

(Overdub/2026)

Ci sono album che raccontano emozioni e altri che riescono a fotografare il disagio di un’intera epoca. “Faithless”, terzo lavoro in studio dei marchigiani Design, appartiene decisamente alla seconda categoria.
Nato dal dolore, ma proiettato oltre la dimensione privata del lutto, il disco utilizza la perdita come strumento per interrogare il presente e le sue fragilità. Fin dalle prime tracce emerge la natura concettuale dell’opera: un viaggio nelle crepe di una società che sembra aver smarrito ogni punto di riferimento.
La mancanza di fede evocata dal titolo non riguarda soltanto la religione, ma si allarga al crollo delle ideologie, delle istituzioni e delle promesse di progresso che hanno accompagnato la modernità. Attraverso la metafora del ventre della balena, sospesa tra Melville, Collodi e suggestioni distopiche, i Design costruiscono una discesa nell’oscurità che non indulge nel vittimismo, ma individua nel confronto con il buio l’unica possibilità di rinascita. Sul piano sonoro, “Faithless” colpisce per maturità e coerenza. La produzione di Enrico Tiberi e il mastering di Pete Maher danno forma a un suono moderno e internazionale, dove post-punk, elettronica, industrial ed electro-rock convivono con equilibrio. Ne emerge un album dinamico, capace di alternare atmosfere rarefatte e improvvise esplosioni di energia.
La title-track apre il percorso affrontando perdita e smarrimento, mentre Cold WarSweet Surrender  trasformano in musica la tensione, l’alienazione e il senso di esclusione contemporanei.
Il vertice emotivo arriva con Deep Dive, cuore oscuro del disco, dove aggressività industrial e ricerca melodica si fondono in una catarsi intensa. L’inquietudine prosegue in Evil Eye e Red Dragon, due brani che trasformano conflitti personali e derive collettive in materia sonora pulsante. La parentesi più intima è affidata a Loner’s Dream, momento di fragile sospensione prima della chiusura affidata a Keyhole, feroce riflessione sulla manipolazione della realtà contemporanea. La forza di Faithless sta nella capacità di unire introspezione e critica sociale senza rinunciare all’impatto emotivo.
I Design firmano un lavoro ambizioso e autentico, che evita tanto la nostalgia quanto le formule più prevedibili dell’alternative contemporaneo. Un disco intenso e necessario, capace di guardare nell’abisso senza distogliere lo sguardo.

Voto: 8/10

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