Blak Saagan ‘Un Sequestro Lungo 10.000 Anni’

(Maple Death Records 2026)

Dopo averci portato tra le stelle con l’album di debutto ‘A Personal Voyage’(2017), per poi farci ripiombare sulla terra, anzi, sotto di essa, in un’immersione claustrofobica nei buchi neri della storia italiana e del caso Moro con ‘Se Ci Fosse La Luce Sarebbe Bellissimo’(2021), Samuele Gottardello aka Blak Saagan ora ci scaraventa dentro questo mondo dispotico attraverso il suo terzo monumentale disco ‘Un Sequestro Lungo 10.000 Anni’.
Come per gli altri due precedenti lavori, è sempre la nostra amata Maple Death Records a far uscire questo triplo(!) LP, assieme a un albo illustrato di 180 tavole dell’autore dissidente iraniano Majid Bita, componendo così l’uscita n.2 della collanaOpale-collaborazione nata tra la stessa label bolognese e la casa editrice Canicola– intenta a intrecciare musica e disegno.
Tredici brani che vanno a comporre un’immaginaria colonna sonora di una città distopica governata da un regime dedito all’oppressione e al controllo totale sulle vite dei cittadini, di fatto “sequestrati”.
Prodotto dalla stesso Gottardello e da Matt Bordin, ‘Un Sequestro Lungo 10.000 anni’ è un’opera massiccia, davvero imponente e densissima, quasi due ore di musica totale, dove troviamo il musicista veneziao dietro alle solite amate macchine analogiche a creare paesaggi sonori cupi e ansiogeni, muovendosi tra library music, architetture kosmische, elettronica, ritmiche mediorientali e atmosfere industriali.
Si comincia a palla con The Blak Fire (Sogno I), martellante rave a casa Carpenter, poi ci pensa l’asfissiante marcia militare drogata di Benzocrazia a toglierci subito l’ossigeno, Le Basi H si alzano in volo è la hit che ci fa ballare sul bordo del precipizio e con i sette minuti di Mila nel bosco ci perdiamo dentro un incubo kosmico.
A metà album troviamo la movimentata Dentro un bus proiettato nel vuoto, synth wave a 120 bpm che prende velocità lungo la discesa e inevitabilmente si schianta.
Si continua con i 6 minuti di Heyran (حیران), una profonda inquietante meditazione che vede la presenza del duduk -antico strumento a fiato di origine armena- a rendere il tutto ancora più misterioso.
La Dama con il corpo di uccello(sogno III) e la conclusiva Un sequestro lungo 10.000 anni sono i pezzi più lunghi dell’album, 15 minuti di esplorazioni “papiriane” -per rimanere su un disco da me recensito su queste pagine- con dissolvenza finale di sax e gli oltre 18 minuti della title track, una magnifica cavalcata kosmica orientaleggiante che finisce in polvere di stelle.
Infine, arriviamo all’elemento di novità assoluta che caratterizza questo nuovo lavoro di Blak Saagan ovvero l’inserimento delle voci nelle sue composizioni: ne Il giorno di Zaha’kol (Sogno II) il timbro vocale della dea ambient-folk Julinkodona lampi celestiali a un pezzo epico, in FRREPa ascoltiamo la voce dell’artista bolognese Liz Van Der Nüll in un inaspettato pezzo techno-rap, mentre nei dieci minuti dell’elettronica krauta-orientale di Idoli rotti fatti di paura e oro Jonathan Clancy chiude in un’atmosfera malinconicamente onirica.
Che altro dire, se non che l’audace e visionario esploratore sonoro veneziano conferma ancora una volta il suo immenso talento regalandoci un’opera di altissimo livello, ora sta a noi dedicargli tutto il tempo che merita, possibilmente in poltrona, magari con un buon impianto, senza alcuna fretta.

Voto: 8,5/10

Blak Saagan ‘Un Sequestro Lungo 10.000 Anni’ Bandcamp Page

Lascia un commento