Jerome Kitzke ‘The Redness of Blood’

(New World Records 2021)

L’espressione “storyteller”, in musica, è spesso usata per caratterizzare la poetica di un cantautore; talvolta di un jazzista; raramente di una compositore di matrice classica o contemporanea. Vi è però una significativa eccezione, che risponde al nome del compositore americano Jerome Kitzke (classe 1955). Il suo stile non ha subito grandi variazioni nel corso dei decenni, ma si è gradualmente definito intorno a una poetica davvero singolare, che lo rende un unicum nel già variegato panorama della musica contemporanea. Le sue sono vere e proprie narrazioni musicali, che si dipanano attraverso episodi spesso contrastanti, tenuti insieme da una trama testuale, ma soprattutto da una logica musicale invisibile, dettata dall’intuizione infallibile di Kitzke nello scegliere il momento giusto nel quale far cambiare direzione al brano, accelerandolo con brusche incursioni ritmiche o, al contrario, arrestandone la corsa con cullanti passaggi melodici. Nelle composizioni presentate in questo nuovo Cd licenziato dalla NWR, le “fonti” extra-musicali sono del tutto personali: ritratti di persone care, esperienze vissute in prima persona, persino l’albero genealogico della famiglia del compositore. Ma nella loro traslazione musicale operata da Kitzke, il Personale si trasforma magicamente e catarticamente in Universale: ci commuoviamo per le vicende più dolorose, meditative e intime come se fossero le nostre, ci abbandoniamo anima e corpo alle sezioni dal carattere più ritualistico – spesso connotate dal marcato e insistito uso di strumenti a percussione -, gioiamo dell’esuberanza ritmica e della freschezza melodica, a stento resistiamo dallo scimmiottare le urla, i fischi e le risate (sì, gli esecutori dei brani di Kitzke, a partire dalla pianista, o più propriamente “speaker-pianist”, Sarah Cahill, sono chiamati anche a questo) dei musicisti. All’opposto di quei compositori che vedono nella musica l’occasione di applicare algide formule intellettuali dalla dubbia presa percettiva ed emotiva, Kitzke restituisce all’arte musicale la sua natura spirituale e insieme terrena: i suoi brani, dai colori strumentali variopinti e caleidoscopici, irradiano una energia che fluisce in ogni nota, e che penetra nell’animo e sotto la pelle dell’ascoltatore, invitandolo a credere con rinnovato vigore nei valori dell’amore, della compassione, e della fratellanza.

Voto: 8

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