Daniele Brusaschetto ‘Flying Stag’


(Wallace Records / Bandageman Records / Bosco Rec / Solchi Sperimentali Discografici 2019)

Da “Paturnie” son passati una venticinquina di anni, e l’acqua scorre e porta via, poi “Demo 17”, aveva lasciato più che intravedere quali fossero le intenzioni odierne del buon Brusaschetto.
Togliersi dalle balle per un poco, quello che come vestito stava cominciando ad esser stretto (cantautorato industriale, rovinato, intossicato o quel che vi pare, anima e poesia comunque tanta, tanta, a tratti troppa e sempre di ciccia propria esibita), ora, l’oggi e il qui, parlan lingua metallica speed/trash con attitudine squadrata, tutta assoli e muri immobili e non in sgretolo, con un battito insistito e sfinente (Alberto “Mono” Marietta).
Storie di headbanging da svitamento e mosh pit infernali carne contro carne.
A sfilar via come sbornia apparizioni sibilanti Prong, più di un’insistenza nelle aperture e nella voce che s’incrina e diventa a certe vette di serpente come i Voivod tra “Nothingface” e “Angel Rat”, arpeggi e mitragliate come in Godflesh pensiero e prima in Killing Joke (che difatti, i Metallica coverizzavano).
Piace poi, una certa voluta aurea casalinga nella registrazione, che nel mio sfattume, trovo molto Nirvana “Bleach”.
Gli orfani del prima, unico consolatorio frammento lo troveranno nella chiosa di Like When It’s Raining Outside, e scompiglia e lascia a sospirar, pallidi e incartati.
In definitiva, un ricco fanculo a tutti noi.
Ok Brusa, chiaro e forte come non mai.

Voto: 7

Marco Carcasi

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