Edible Woman ‘Daunting’

(Blood Sound Fucktory 2016)

A tre anni da “Nation” il gruppo marchigiano cambia registro stilistico e si sposta verso un sound che miscela elementi ipnotici, blues tribale ed estensioni apocalittiche, vicine a quelle degli ultimi Neurosis.
Anche quando il sound è più accattivante, come nel p-funk di In the wake of the holy, se sono meno crudi del Pop Group, conservano una dose di inquietudine, come in Where to cast my gaze, dove il noise disturbante iniziale che trasuda di nichilismo, si dirada per lasciare il posto ad un sound electro-rock, da risultare come dei Depeche Mode che virano verso il rock.
Il post punk di The end of the world, invece, è scheggiato e penetrante, proprio come si suonava nei primissimi anni ’80. Tuttavia, l’essenza del disco sta nella title-track, oltre otto minuti e mezzo nei quali la prima metà è una lunga suite apocalittica, mentre la seconda è un alt-pop scheggiato e sperimentale. Un modo come un altro per i marchigiani per non smentire la loro attitudine indie.

Voto: 8

Vittorio Lannutti

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