Meson ‘5c4l3’

(Discus Music 2016)

Lui è uno strano personaggio proveniente dalla terra di Albione, la sua passione è improvvisare in tutte le forme possibili, partendo dalla parola e dalla poesia quali colonne portanti e basilari della propria arte, dipingendoci pianeti e utopie dove panoramiche cyber-punk danzano al cospetto di astruse melodie no-sense lisergiche. Lui risponde al nome di Bo Meson, look da rastafariano duro e puro (infatti non son pochi i richiami dubby nel suo mood), corporatura esile, una mente completamente distorta. Agisce già da diversi anni nel sottobosco dell’improv d’Oltremanica, montando e rimontando una falange di formazioni diverse, quasi sempre si tratta di ensemble XL, come accade per questo “5c4l3”, in cui inscena cosmici meltin pot sonori che tritano e amalgamano pillole di “ambient post-folk & prog-bebop”. Alla bisogna Bo conferma la sua indole schizofrenica, e noi dovremo fare i conti con una paccottiglia di umori diversi e contorti, che parte lasciandoci percepire una sottile linea rossa low-dub funky che scalda da subito le anime di Meson s unauthorised … e Dark Matters, lasciando poi campo libero a visionarie voragini psichedeliche, Kem-na Magda, tinte al seguito da una strana e onnisciente materia ambient, deturpata a sua volta da una raffica di terrorismi improv, We Traffic in Progress. Palese l’idea di star udendo un viaggio unico, che sa anche intingersi di velata malinconia quasi neofolk (Advances in Destruction by Technology), sfumata alla sua morte da nuove derive paranoidi in stampo declamatorio (Scale), smorzate a caldo da colorate digressioni smart-acid-funky (piaccia o no, ma tira una certa aria da Medesky Martin & the Wood durante Groovy World), volte ad una chiusura generale di sipario, ritmico e distorsivo (Thing à).
Eterogeneo e insano. Da sentire.

Voto: 7

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