Satoshi Takeishi ‘Dew Drops’

(Clang 2016)

Connessione e movimento sono alla base delle performance di
Satoshi Takeishi.
Input disparati che entrano in contatto
e si emulsionano organici uno nell’altro.
Di apparizioni,
sparizioni e radi contrasti.
Fra gesto istantaneo e
stratificazione post, dove l’acustico si deforma nell’incrocio in
tempo reale con l’elettronica.
Di poco o nulla, il silenzio entra
e s’appropria dello spazio che necessita.
Quattro movimenti di
difficile collocazione.
Elettroacustica? Concreta? Deliquio
etnico?
Est o ovest? Nord o sud?
Poco importa, puzza di
materia carezzata, di ping pong ritmico/rituale che perde il corpo e
vive del proprio riverbero prolungato, di metalli sfregati, strumenti
ammaccati prossimi alla rottura e suoni registrati e manipolati.
Una
campana che si proietta oltre il limite del singolo colpo e diventa
un’orchestra meccanica di inciampi delicati.
L’eco di una
cerimonia arcaica captata in lontananza che filtra negli interstizi
di pietra su pietra.
L’essenza è una vibrazione che sfiora
e lascia traccia.
Consigliato di non poco.

Voto: 8

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