Pino Minafra ‘MinAfrìc’

(Sud Music 2015)

Di corsissima a perdifiato, indossando il vestito buono a
scaracollo, sotto un sole che accende ogni cosa tutt’attorno.
Sudati
e stravolti ma senza perder un “gnignino” di elegante
personalità.
Dalla Puglia a capofitto, i Balcani, Istambul,
L’Africa, luci e New York, L’Argentina.
Miscela, spremi e
concentra.
Poi disperdi in un nulla vorticoso/inebriante.
Che
la MinAfrìc Orchestra del veterano Pino Minafra
gira a mille che gli è una bellezza.
Bordate funk noir
peste e frontali, giramenti di testa di orchestre ellingtoniane, la
carica irresistibile di Totò e Peppino (si,
loro…), l’urlo invitante dei mercati di strada.
A risuonar e
luccicar del canto di feste notturne, di quelle attraversate da santi
portati di corsa a spalle, lungo passaggi stretti di candele accese,
fra carni pressate intente a sfiorarsi e l’odore del duro lavoro che
non si stacca dalla pelle nemmeno dopo 1000 docce.
Urgenza e
irruenza, bollente e invitante, lucida l’azione, congegnata fra
composizioni e sezioni libere istantanee.
Il mondo è una
palla sbronza e passionale che gira.
Noi aggrappati alla meno
peggio resistiamo.
Incazzature e gioie, disastri, speranze,
passioni e ironia.
Siam dei bellissimi cialtroni noi umani.

Voto: 8

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