Column One ‘Cindy, Loraine e Hank’

(90% Wasser 2015)

Decodifica cosciente e decostruzione altrettanto cosciente di una
risma notevole di segnali assortiti.
Azioni performative
istintuali e assemblaggio balbuziente al microscopio, più che
altro, il collasso del diaframma che separa l’immediato dal
post.
Field recordings, tasti di piano, passi e sgaloppi, zither,
singing glass, synth, flauti, gongs, voci deformi da cartoon andato a
male, gorgoglii organici, ventilatori, samples, roba
trovata/ricercata, statiche distese di inceppi tonali, stridori
metallici e spappolamenti elettronici.
Una raccolta di paesaggi
urbani conosciuti in rapido disfacimento spiazzante.
Cut-up
estremo di spunti e materiali raccolti durante la collaborazione con
il Berlin Zeitkratzer Ensemble nel 2012, ampliatisi a
scatafascio nel corso degli anni successivi.
Elettroacustica post
industrial venata da sinistri tratti noir o se si preferisce,
viraggio esoterico in bianco e nero di filamenti sci-fi (il gracidio
vocale di Die Truhe Im Fluss #5 veramente inquietante,
come anche lo sciabordio d’acque di Der Fluss In Der Truhe e
la piazza in animazione fanciullesca/deflagrata della conclusiva
Stufe).
Roba sfuggente mai in piena luce, quella da sempre
prodotta dal collettivo berlinese (attivo dal 1992).
Spazi vuoti e
lenti processi corrosivi.
Decantazione e dissoluzione.

L’apocalisse si è da tempo consumata, restan solo
brandelli d’informazione da decifrare in
solitaria.
Un’interpretazione della realtà circostante da
vertigine passionale/urticante.
Un poco (non poco), disorienta.

Voto: 8

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