Ronin ‘Adagio furioso’

(Tannen/Audioglobe 2014)

Per il titolo del loro quinto disco i Ronin hanno deciso di giocare su un ossimoro.
Altro elemento che caratterizza questo nuovo disco è la formazione cambiata quasi interamente.
Dopo l’estenuante tour di “Fenice”, Bruno Dorella (OvO, Bachi da Pietra), deus ex machina di questo progetto ha perso per strada tutti gli altri musicisti, rimpiazzandoli con tre giovani artisti, con i quali è ripartito di slancio.
Ad accompagnare il gruppo si sono aggiunti Francesca Amati e Glauco Salvo dei Comaneci e Nicola Manzan.
La soluzione musicale è in linea con quella dei quattro dischi precedenti, ma allo stesso modo, il sound è sempre intrigante e pieno di piacevole sorprese. I brani quasi tutti strumentali, tranne quello in cui la Amati canta (Far out), prendono le mosse tanto dal post rock, quanto dal folk e dalla tradizione Americana.
Gli otto minuti iniziali de La cinese hanno un’epicità quasi morriconiana, mentre l’incedere nervoso di Preacher man si avvicina al rock, grazie alle venature bluesate e alle good vibrations che trasmette. Gli elementi folk si intravedono nelle ritmiche dell’Europa centro-orientale di Gilgamesh, mentre Ravenna si appoggia su un quasi valzer morbido e sognante, ma caratterizzato dall’affascinante sei corde di Dorella.
Incuriosisce molto Ex, brano in cui sono racchiusi molti, se non tutti gli approcci musicali compresi in “Adagio furioso”, vale a dire l’epica, il folk e la cavalcata rock, quasi a voler sintetizzare tutto il disco in cinque minuti e mezzo.

Voto: 7

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