Ghost Live

@ Orion, Ciampino (RM) – Venerdì 7 giugno 2013

 


 


 


 


Di Damiano Gerli


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Non so in quanti si aspettassero di vedere i Ghost a Roma, dopo l’annuncio che la band avrebbe suonato al Sonisphere insieme a Megadeth e, soprattutto, Iron Maiden. Di certo non io, tant’è che son caduto dal pero quando il gruppo svedese ha annunciato che avrebbe suonato un paio di date aggiuntive, tra cui una all’Orion di Ciampino.
Tanto è stato il breve preavviso che non c’è stato nemmeno il tempo di organizzare band di supporto, e così con irrituali dieci minuti di anticipo sull’orario preannunciato, ecco subito i nostri che salgono sul palco.
Chi conosce i sei satanisti, sa bene che le maschere e i costumi sono parte integrante dello spettacolo e che, effettivamente, vederli in un ambiente più intimo è sicuramente ideale, specie rispetto a un festival. Papa Emeritus II e i suoi Nameless Ghouls si sono lanciati, dopo una breve intro, in uno dei singoli di punta dell’ultimo album ‘Infestissumam’, Per Aspera ad Inferi.
Per gli sfortunati che non li hanno mai visti dal vivo, sarebbe facile pensare che la band svedese è tutta chiacchiera e niente sostanza, giocandosela a mò di KISS solo sulla mascherata senza molta tecnica dietro. Invece, live lasciano davvero il segno, suonando in maniera pulita e senza sbavature, la performance vocale di Emeritus II pure assolutamente di qualità. Ottimo anche il lavoro alle luci e buono il sound mixing, che ha mostrato qualche imperfezione solo nel caso della strumentale Genesis, che sembra davvero uscita da una moderna rivistazione della grande serie Castlevania: lì la tastiera dominava su tutto e le chitarre si perdevano nel nulla.
La scaletta per la speciale serata romana (d’altronde, per uno che si spaccia per papa satanico…) è stata davvero sontuosa, con ben quindici brani divisi in maniera straordinariamente equa tra i due lavori rilasciati dalla satanica band. Oltre alla già citata, e da me altamente venerata, Genesis, gran figura hanno fatto altri brani tratti da ‘Opus Eponymous’, sicuramente Elizabeth, la trascinante Stand by Him e la Satan Prayer cantata a squarciagola da tutto il pubblico, ma così pure ottima riuscita per la blasfema Year Zero e Death Knell.
L’encore è stato riservato alla gradita sorpresa di Ghuleh/Zombie Queen, suonata abbastanza raramente dal gruppo e perfetta per spezzare col suo inedito misto di surf e hard rock, e la conclusione ovviamente è toccata a Monstrance Clock, evocativa e perfetta.
Un’ora e mezza di spettacolo, veramente una gran bella consolazione per chi si è perso il Sonisphere.