Steve Mackay ‘Michigan And Arcturus’

(Radon 2006)

Per errore (orrore!) circola voce che un’overdose nei 70′ lo abbia
incollato al suolo, Rolling Stone, Mtv ed altre deliranti testate
confermano la notizia; andato ma proprio andato.
Lui beatamente se
ne impippa e, durante il suo apprendistato da morto; si diletta in
compagnia di quisquilie varie come i Violent Femmes e
Snakefinger.
Dopo questo pensa bene di dare una rinnovata
al proprio guardaroba musicale, decide allora di rimettersi in marcia
e stringe amicizia affettuosa con i simpatici ceffi della
Radon.
Orbene,
l’uomo in questione con poche dissestate note di sax nel punto giusto
e nel disco giusto (più di uno…) (“Fun House” ad
esempio, Stooges per chi lo ignora…) ha fatto la storia;
cos’altro può voler dalla vita?
Ad occhio e croce molto, le
idee ci sono, la grinta non manca e lo spirito è quello
giusto.
Gira che ti rigira il mucchio Radon per
accompagnarlo dal vivo lungo le strade del mondo partorisce il Radon
Ensemble
che comprende: Thurston
Moore
, Byron Coley, Sam Lohman, Scott Nydegger,
Noah Mickens, Kamilsky, Ripit, Mr Natural,
Yann Geoffriaud,
Travis McCallister, Jason Waugaman, Frank Pullen,
Marlon Kasberg, Giovanni Donadini, Jason
LaFarge
, Paul Beauchamp, Jon Cash Slave, John
Weise
, Gustavo Costa, Suzanne Thorpe;
Kim West e qualcun altro che
sicuramente dimentico.
Il Radon Ensemble è un collettivo in
continua mutazione capeggiato dallo stesso Mackay, selvagge sessioni
pubbliche di improvvisazione; materia prima ottimale per questo
bollente “Michigan And Arcturus”.
Più o meno i
nomi sopra citati si ritrovan tutti nel cd in questione, come non
bastassero qualcun altro si aggiunge al progetto; (Fabrizio
Palumbo
, Melvin Occasio, Tyler Armstrong e
Nyko Esterle.).
Di Stooges e puzzo di benzina se ne avverte
in più di un’occasione, ottime in questo senso le cupe e
stradaiole The moment Is Sinking Pt.1; 3 Oirt Rewop e
Los Altos Blues (strepitosa).
Il
resto affoga in una marea di direzioni laterali sfuggenti che
sembrano riannodarsi a filo doppio con cataclismi post punk vari
(possibile riferimento: tutto quello che vi passa per la testa fra i
Residents ed i Tuxedomoon più visionari); il
tutto con la lezione di Davis ben chiara nella mente.
Menzione
speciale per la lunga e straniante escursione al buio di Face Up
On Dash
in compagnia di (r) (Fabrizio Palumbo e Melvin
Occasio) che si snoda sinuosa fra strepiti noir di sax ed
incedere narcotico vagamente orientale ed isolazionista (più
suggestione che altro).
Una delizia in tutti i sensi.
L’uomo è
vivo; il corpo risponde alla perfezione.
La curiosità per
il futuro gira a 1000.
Questo intanto è da
avere.
Consigliatissimo.

Voto: 8

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