Veracrash ‘The Ghost Ep’

(Go Down Records/Audioglobe 2005)

Attendevamo da un po’ di tempo questo Ep ufficiale dei milanesi Veracrash. Forse perché ne avevamo tanto sentito parlare, forse perché avevano aperto un live di Brant Bjork (ex Kyuss ed ex Fu Manchu). Ad un primo ascolto, piuttosto disattento e fugace, i Veracrash attraggono come le insegne luminose. Certo, questo ep è un buon prodotto, nel senso che è commercialmente vendibile in Italia. Tuttavia, ad un successivo ascolto, più approfondito e mirato, scorgiamo una serie di contraddizioni, imprecisioni e lacune. Package intrigante(l’immagine di due occhi di donna che ti osservano…), i riff delle chitarre sono accattivanti, ma davvero poco originali. I pezzi ammiccano un po’ allo stoner di Queens of the stone age, un po’ alle sonorità ruvide grunge, un po’ agli anni settanta e alla potenza psichedelica che fecondava in quel periodo, con qualche strizzatina d’occhio, peraltro autocompiaciuta, che guarda ai Verdena (notoriamente, non certo stoner…). La voce di Francesco è una congerie di imprecisioni, sempre al limite fra intonato e stonato, con una pronuncia inglese pessima, persino in questo lavoro da studio. Uno stoner italiota stonato (va bene essere sporchi, brutti e cattivi…ma anche la voce più graffiata e sofferente ha un limite nell’essere “accordata”, come qualsiasi altro strumento), per quella fetta di ascoltatori neofiti che si accontentano. Se in Italia non esistono fenomeni di ampia portata di questo genere di sonorità, è comunque deducibile che i Veracrash scimmiottano, ma convincono poco. Dal vivo, poi, neanche a parlarne, il vocalist non tiene neanche una nota giusta. L’ep si apre con Antwerp, orecchiabile nei riff, ma nulla di più. A noi sembra un’insalata russa mista, un ibrido indeciso e, perché no, furbetto, studiato, nato per accontentare tutti. Forse i buoni propositi si realizzano per metà con Sicario, grazie alle affinità più accentuate nella ritmica ossessiva e nelle virate chitarristiche ai Q.O.T.S.A.
I Veracrash sono convinti del fatto che in Italia non esista una platea avvezza a questo genere musicale? Dovrebbero provare ad espatriare per comprendere che lacerazioni sonore che hanno fatto grandi Kyuss, Fu Manchu, Motorpsycho ed altri non sono proprio alla portata di tutti.
Cuspide abbassa i toni, le chitarre non riescono a coprire un vuoto d’aria musicale. La sezione ritmica non ha mordente né efficacia sonora, poco groove e qua e là riecheggiano troppi riferimenti, che a stento vengono rielaborati e personalizzati dalla band milanese. Peccato.
La title track propone invece nella sua struttura strumentale potenza e cadenza ritmica che non deludono e promettono un futuro migliore e più consapevole musicalmente.
In conclusione, ‘The ghost ep’ è ben confezionato, ma deficia di spessore tecnico vocale e, soprattutto, scarseggia di idee, un “vorrei ma non posso” che vedremo se, con il passar del tempo, da potenza si tramuterà in atto.

Voto: 5

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Autore: gloria777@alice.it