Songs I Wish I Had Written Records

 


 


 


Di Michele Benetello


sirbilly@libero.it


Inutile ch’io stia ancora qui a menarvela di come certo pop si sia decentrato, di come il baricentro angloamericano abbia da anni subito una rivoluzione Copernicana e blah blah blah…Un determinato tipo di pop music è stato immesso nell’aere tanti e tanti anni orsono, permettendo a chiunque avesse un po’ di talento o solo dei polpastrelli gentili di appropriarsene, inglobandolo nelle proprie peculiarità e nel proprio DNA. Nemmeno vero (e qui contraddico un mio passato sbrodolare) che ultimamente i nordici abbiano avuto un miglioramento spaventoso nel campo, dacchè da sempre, in questi confini sono stati dei compassati maestri di vizi privati e pubbliche virtute. E se non mi credete io dico Fra Lippo Lippi. Ma anche Roxette e Abba, giusto per aver botte piena e moglie ubriaca. Ma oggi non è il 1981, anche se pare il contrario (quantomeno fuori dalle classifiche) e cio’ che mi preme portare alla luce è il variopinto e sorridente mondo della Songs I Wish I Had Written Records, etichetta di stanza in Svezia e dall’interessantissimo patrimonio sonoro. Le solite camerette delle quali si ciancia dai tempi degli Smiths (e prima), ma qui hanno riscaldamento autonomo, travature sopraffine e tutti i moderni ritrovati tecnologici. Insomma, un bel sentire che trova rifugio tra le solite Postcard, Sarah (i Field Mice più digitali), Ibiza in sul calar del sole e house mancuniana. Detta così se non sacrilegio, almeno battuta da avvinazzati pare, e invece – e ve l’ho tagliata grossa proprio perchè lo spazio è tiranno – gli alunni di casa intersecano queste baie in apnea. Lovekevins, ad esempio, astruso combo (e anche la parte più classica dell’intero rooster) che si diletta ad indicare Brian Wilson e Edwyn Collins sporcandone le intuizioni di gesso e forbici. E’ Max Leon l’ultimo ep disponibile nei negozi (non italioti, purtroppo), dove la traccia più debole è proprio il Pavement omaggio della title track; meglio allora quando – in Soviet.se – divengono garruli e buoni per le scampagnate estive, inducendo un contagioso buonumore che non mi stupirebbe sentir passare per radio (per qualche radio, pardon). Il resto è tutto un altalenarsi in questi pertugi, come anche The Big Nono e Blame The English schioppettano. In definitiva, i più tradizionalisti del lotto.
Lovekevins.laparole.se
Si calan gli assi e le pasticche dapprima con Regina, elfo dei ghiacci che non può NON instillare Bjork memorie ma che…fermiamoci lì per favore. Regina rivendica una propria identità e lo fa con un ep straordinario per voce, scrittura, brividi e macchine pulsanti; Katso Maisemaa è puro fulgore sulla tundra, è come i Royksopp avrebbero dovuto evolversi senza far di conto con le vocalist brutte copie di Patti Smith, è una nostalgia dal calore elettronico, una fiaba per adulti rintanati sulle stube, è quasi un ricordare i Blancmange di Waves che vogliono fare i Kings Of Convenience. É quasi viceversa. Tre versioni straordinarie nel passare dalle pruderie vichinghe soffuse e morbide all’house di Riccione da pre-ascolto nella Roisto’s Italo Version. E le lacrime allora? Quelle arrivano con la delizia di Olisitko Sittenkin Halunnut (anche lei è una fontana di sangue, in forma di ragazza, se capite che intendo), dove su una base di possanza electro si posa la melodia più soffice d’inizio 2006. Una 4AD per i club in decompressione: vortici, Cocteau con i suoi gemelli, ciechi a Gaza, classe, bei suoni e house. Che altro desiderare? Se tutta Europa s’è venuta nelle braghe per Lindstrom quivi partiranno coronarie.
reginaregina.com
E allora che Le Sport sia, dunque! Probabilmente il nome di punta (assieme ai nuovissimi GentleTouch dei quali si disquisisce poco oltre) delle ambizioni svedesi. Nome assimilabile in tutte le lingue, sex appeal e intrugli glamorous equidistanti da Pulp, Saint Etienne, Melody Club, canzone d’autore e electro pop. Forse, en passant, quello che avrebbero voluto declinare i Baustelle, non si fossero impantanati nelle nebbie. Ma quivi di Le Sport si ciancia, di poster anni ottanta che non riecheggiano Duran (o anche sì, in mezzo a mille riferimenti), di indimenticabili refrain e piccole canzoncine pop col Casio, di quelle che domani non sai se tornaranno più ma per l’oggi sono rosolio. E’ il 2006 e quindi l’arte del remix reclama nuovo sangue che i nostri non si sentono di sottrargli, in un non stop ecstatic dancing di piume e cervello. Come Tell No One About Tonight spiega, in un incalzare stupidotto ed 80es (in due funambolici remix), o ancora l’italo disco di Your Brother Is My Only Hope (la Diana Est di Tenax? Gazebo improvvisamente intrigato dagli Sparks?) e gli Orange Juice in electro juice di Eurosport Music Baby!. Le Sport, come divertirsi senza far fatica.
Lesportmusic.tk
E si potrebbe fare meglio? Sì, se a declinare accordi sono i Gentle Touch, duo tenue di stanza a Kalmar (Svezia) che nell’omonimo ep non hanno paura di volare indietro. Le quattro tracce scivolano tra lacrime, primevi Clan Of Xymox senza l’irruenza goth, spruzzi di Anne Clark e melodie elettroniche sospirate con afflato Smiths. Memories, la fascinosa ed evocativa Speaking Of Reasonable e Smedby (mio dio, i New Order di Your Silent Face!) sono neve fresca e rhum, digitalismi e vecchie Roland, melodie e how does it feel?. Coordinate eterogenee che ben si amalgamano in un lavoro che – fosse sotto l’egida Teenage Kicks – si beccherebbe la palma di genuflessione del mese, ma che qui fa solo spalancar la bocca in guisa di sorpresa.
Gentletouch.se
Ascoltate anche voi queste tracce, sono canzoni che mi (ci) piacerebbe aver scritto. E allora, scrivete anche voi. All’etichetta.
Songsiwish