Supersilent ‘Supersilent 6’

(Runegrammofon 2003)

I norvegesi Supersilent esplorano zone d’ombra dell’anima dove un respiro dura
un secolo e Dicembre può divenire il mese più caldo dell’anno. Il
lavoro in questione procede nella direzione tracciata dal precedente live “5”,
quindi lunghe improvvisazioni live in studio che in questa occasione paiono baciate
dalla più dolce brezza marina che voi possiate immaginare rendendo nel
loro caso il termine avanguardia qualcosa di totalmente fuorviante.
La volonta di creare un’autentico scambio sensoriale con l’ascoltatore è
impressionante, ogni singola nota sembra stillata dal cuore stesso dei musicisti,
la concentrazione è assoluta ma non vi è nulla di oscuro; soltanto
una potentissima carica misterica che avvolge il tutto rendendolo ancor più
affascinante. I termini di riferimento come il jazz o l’elettronica vengono trasfigurati
in un’unico continuum sonoro che placidamente si dipana a creare intense e cangianti
atmosfere talora quasi filmiche più o meno equivalenti alla sensazione
di ritrovarsi catapultati nel deserto di Paris,Texas; la stessa struggente
poesia.
Possibili punti di riferimento sparsi sicuramente i Popol Vuh di “In
Den Garten Pharaos” per le percussioni della prima traccia e per il reale
senso di mistero che regna su tutto, Jon Hassell che bacia Miles Davis
nel secondo intensissimo brano dove ritroviamo anche in parte la magia vertiginosa
posseduta per un’infinitesimale attimo da David Sylvian nei minuti finali
del suo oramai lontano “Brilliant Trees”, e poi impronte di Talk
Talk
e Bark Psychosis ma anche una leggera aria destabilizzante degna
degli attimi maggiormente introspettivi del Wyatt solista.
In assoluto l’opera migliore dei Supersilent e probabilmente quella che resterà
in assoluto la loro migliore.
Da un paese freddo un raggio di sole dolcissimo ed intensissimo.

Voto: 8

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