Bill Horist

Dopo il tour che lo ha visto saltare tra Italia e Slovenia, scambio di idee con Bill Horist, astro nascente della nuova sperimentazione, venuto vertiginosamente alla ribalta nell’anno appena trascorso.  

 


 


 


 


 


 


 


Bill Horist è stata una delle scoperte più significative dell’anno appena trascorso. Con il suo abile trasformismo, Horist ricorda i primi esperimenti manipolatori attuati da Fred Frith diversi anni fa. Bravo nel fluttuare dalle introversioni di “Soylent Radio” alle confidenze solitarie di “Songs From The Nerve Whell”, o di condurre riconversioni verso stilemi ambient-eno insieme al gruppo “Zahir”, il giovane chitarrista, dà l’ultima prova del suo ingegno, con il recente “Interstellar Chemistry”, insieme al nipponico KK. Null.  Dopo il recente tour italiano in compagnia degli Ovo abbiamo colto l’occasione per scambiare quattro chiacchiere con il musicista. Dotato di una grossa espansività ed energia Horist ha parlato dei futuri progetti e del piacevole girovagare per il nostro paese.


 


 


 


 


 


Ciao Bill, prima di cominciare col parlare dei tuoi svariati progetti puoi dire com’è stato il girovagare per l’Italia in compagnia degli Ovo?


Sono stato davvero molto bene sia in Italia che in Slovenia. Per quanto riguarda Bruno e Stefania degli Ovo, oltre ad essere grandi musicisti e grandi artisti, è stato un vero piacere girare con loro.


E poi Bruno è un grande organizzatore. Molti dei concerti sono stati ben organizzati e hanno ricevuto una gran partecipazione di pubblico. Ma anche quelli con poca gente sono stati comunque divertenti grazie agli Ovo e a tutti gli amici con cui ho trascorso ogni serata. E poi grazie anche a Tequila, il cane degli Ovo! Anche molte delle persone che ho incontrato solo casualmente durante il tour sono state davvero grandi. Nonostante le barriere linguistiche la gente è stata molto calorosa e accogliente. Sono rimasto sbalordito dall’ospitalità mostrata agli artisti mostrata agli artisti in Italia e Slovenia. E poi certamente anche il cibo, anche se Bruno non pensava che mangiassi abbastanza, mi è piaciuto moltissimo! Non vedo l’ora di tornare!


 


Durante tutta la tua performance mi ha colpito la particolare scioltezza con cui gestivi l’intera postazione. Improvvisi dall’inizio alla fine o…?


E’ improvvisato, ma ultimamente ho l’abitudine di sviluppare alcune delle strutture. Queste strutture nascono da idee improvvisate e se suono spesso, come quando sono in tour, posso ripeterle e svilupparle ulteriormente. In ogni caso la parte d’improvvisazione che ha luogo intorno a quelle strutture può diventare la struttura portante della volta successiva. Si evolve nel tempo. Anche se viene utilizzata come punto di partenza, non la considero davvero come libera improvvisazione nel senso stretto del termine.


 


Nonostante la tua giovane età hai avuto nel corso di questo tempo svariate collaborazioni, di cui alcune immortalate si disco (Ad. esempio “Zahir” in compagnia di Dalaba e Dunn). Il fatto di confrontarsi di continuo con altra gente è una cosa importante per te (e per la tua musica)?


E’ sicuramente importante! Si tratta di connessioni come nella vita. Fare esperienza delle esperienze altrui è vitale per osservare e creare in modo più completo.


Come improvvisatore uno sviluppa un talento per la reazione che è al di fuori da ogni predeterminazione. L’interazione con gli altri è fondamentale per sviluppare questa capacità. Anche se le relazioni sono spesso differenti in situazioni che prevedono la composizione musicale, la necessità dell’interazione rimane importante. Il miglior modo d’imparare qualsiasi lingua è parlare e ascoltare!


 


Sulla tua biografia ho letto che i Nobodaddy e i Tourniquet Trio sono state le tue prime ‘personali’ band. Puoi parlacene più approfonditamente?


Ho formato entrambe le bands in Michigan dove vivevo tra anni fa. Da quando mi sono spostato a Seattle nel 1995, non ho formato alcuna band che durasse per più della durata di un concerto! Ho lavorato sempre in bands che erano state formate da altri a cui io mi aggiungevo solo in seguito. Volevo approfittare dei vantaggi di vivere in un posto che aveva molte più risorse quando si tratta di musicisti e cose del genere. L’idea era di lavorare con altri e di imparare la loro lingua per un pò.


Inoltre stavo sviluppando i lavori con la chitarra solista. Era qualcosa che non avevo fatto prima di spostarmi a Ovest. Alla fine ho formato una mia band nel 2002. Si chiama Nervewheel. Anche se ha lo stesso nome non è niente di simile a “Songs From The Nerve Whell”!


Nervewheel è un power trio strumentale. Riflette influenze musicali che risalgono alla mia adolescenza: cose come il punk rock. Ma contiene anche elementi musicali che sono diventati importanti per me più tardi: improv, noise, prog, jazz, e cose di questo tipo. Penso sia simile allo spirito dei Nobodaddy, perché il materiale ha una connessione più forte con la mia gioventù. E poi è simile anche perché nei due casi, si trattava di un gruppo di amici che decidevano di formare una band e non l’altro itinerario!


 


Nel sentire sia “Songs From The Nerve Wheel” che l’introspettivo “Radio Soylent” le mie orecchie sono state attratte anche da piacevoli momenti di pura dilatazione sonora (ambient, reminescenze etniche ed altro). Mi sbaglio forse?


Ci sono molti elementi nel mio lavoro solista che sembrano intrisi di world music. Non è per nulla intenzionale da parte mia. In effetti penso che diventi una sorta di limitazione. Le ragioni per cui questo succede sono meccaniche. Usare oggetti sulla chitarra con obbiettivi e strategie differenti crea intonazioni insolite, timbri, relazioni tra gli intervalli e tra le lunghezze delle scale. Questi sono molti significati legati al modo in cui percepiamo la musica delle diverse culture. L’obbiettivo della mia musica non è quello di portare l’ascoltatore in Senegal o in Indonesia, ma piuttosto proprio nel suo luogo personale, a riparo da qualsiasi idioma. Non è comunque qualcosa di cui mi preoccupo più di tanto. La musica ha bisogno di restare per conto suo al di fuori delle mie intenzioni e spiegazioni. L’interpretazione dipende poi dall’ascoltatore.


 


Un breve accenno al futuro (progetti, registrazioni, vita privata, viaggi, qualunque cosa ti passa per la testa)?


Sono appena ritornato dal Canada, dove ho composto musica per una piece di danza chiamata “Lyric”. E’ stata sviluppata dal coreografo dell’Università di Calgary Davida Monk. Abbiamo lavorato alla piece per tre settimane al Baff Center Fir The Arts in Alberta e l’abbiamo suonata due volte. Speriamo di andare in tour con questo lavoro nell’immediato futuro. Io ho composto le parti di chitarra e dovrebbe uscire un cd l’anno prossimo. Questa settimana sto suonando con una band ambient-pop chiamata Two Lons For Tea. Faremo un piccolo tour giù la West Coast che finirà a Los Angeles la prossima settimana. E’ una band divertente. Per questo tour, Treygunn King dei King Crimson e alcuni membri dei Frong Brigade di Les Cleypol stanno suonando con noi e questo è davvero esplosivo! A parte questo, ho lavorato a diverse registrazioni, in Nervewheel mixeranno tra poco le registrazioni fatte prima che venissi in Italia. La mia ex band Axolotl sta mixando anche lei per una  nuova uscita. A Gennaio lavorerò con il tastierista Wayne Horviz dei Naked City su un disco di sola improv. E poi, c’è una manciata di materiale da diversi progetti in varie fasi di completamento, ma non mene occuperò per adesso! Effettivamente ci dovrebbe essere un po’di materiale disponibile in Italia l’anno prossimo. Ho partecipato con un mio brano ad una compilation tributo a “Zero In Condotta” di Jean Vigò. Ho collaborato al Caspar Project e sto per scrivere le partiture per una produzione teatrale basata sulle “Città Invisibili” di Calvino.


 


Un pensiero estemporaneo?


Uh, se sei triste ed assetato, puoi sempre piangerti in bocca!


 


 


Sergio Eletto