Gravity Kills – ‘Gravity Kills’

Fino a qualche anno fa l’industriale era qualcosa di totalmente inaccessibile al grande pubblico, musica per gli “addetti ai lavori” che si divertivano a spaccarsi le orecchie con suoni distorti, ritmi serrati e testi infuriati (Ministry e i primi Stabbing Westward su tutti). Ora la situazione è totalmente diversa, e gruppi come Gravity Kills sono una nuova realtà della musica odierna che ha ormai elevato l’industriale a stile apprezzato e conosciuto. Mentre band come Nine Inch Nails hanno cambiato continuamente il loro sound, piegandosi molto raramente alle leggi del mercato, i GK si avvicinano al genere con un approccio decisamente più commerciale. Ma nel loro caso non è stato affatto uno sbaglio, come vedremo in seguito.
Ascoltando la furia di canzoni come Guilty e Blame, vi renderete conto che la potenza del gruppo c’è tutta, così come un suono discretamente pulito e mixato decisamente bene (dal chitarrista della band). Essendo anche un disco non eccessivamente lungo, il Self Titled dei GK si lascia decisamente ascoltare, e ci sono sicuramente le canzoni che vi resteranno nel cuore al primo ascolto (Enough, per esempio).
L’unico vero problema risiede però nella scrittura dei pezzi: i testi suonano decisamente banali e la struttura è troppo classica (strofa-bridge-ritornello, strofa-bridge-ritornello, ecc.) per interessare fino in fondo un pubblico già navigato. Non fraintendete, non è che le canzoni siano banali o non ci sia sperimentazione, anzi sotto questo profilo mi hanno abbastanza colpito. Se consideriamo però che la fortuna di questo gruppo è dovuta a MTV che trasmetteva spesso il video di Guilty anni fa, si capisce facilmente che non sono proprio l’industriale ricercato o estremo che qualcuno vorrebbe. Si lasciano piacevolmente ascoltare e negli album successivi la band riesce a perfezionare il suo stile. Lo consiglio quindi ai neofiti dell’industriale e magari anche agli esperti che vogliono qualcosa di meno “impegnativo” del solito.

Voto: 7

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