Into my plastic bones ‘A symbolic tennis pot’

(Vollmer Industries 2016)

Trio tornese attivo da dieci anni, gli IMPB, pubblicano il loro quinto disco, masterizzato da Bob Weston degli Shellac. Scelta non casuale, dato che il trio si ispira profondamente alla sonorità della Touch & Go in generale e agli Shellac e dintorni in particolare.
Partiti con un approccio interamente strumentale gli IMPB nel tempo hanno iniziato ad usare la voce e si sono spostati gradualmente da sonorità accostabili al math-rock, per approdare ai lidi più spigolosi del noise.
‘A symbolic tennis pot’ è composto da otto brani ben strutturati, essenziali e senza fronzoli, non a caso il trio ci tiene a rimarcare che non ci sono state sovraincisioni, proprio perché vuol rivendicare l’approccio punk alla musica che produce.
Se l’approccio/filosofia è punk, il sound è decisamente virato maggiormente verso il post-core (Overstepping, Cheap canvas), seppure con riverberi di punk melodico, che si esprime maggiormente in Sawn, dove sullo sfondo appaiono degli Helmet scarnificati.
Tra i brani più intriganti troviamo Supermarket macarena e The endless conversation, la prima con una sonorità tanto cara agli Uzeda, soprattutto per il cantato spinto, la seconda per l’affascinante incrocio tra noise e post rock.
Proprio un bel sentire!

Voto: 8

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