Kukangendai live @ Area Sismica, Forlì Domenica 23 Ottobre 2016

di Marco Paolucci

uccio12@hotmail.com

Al vostro riverito scrivente, Kathodik Man per servirvi, si presenta un’occasione ghiotta, dopo aver visto la notizia in un post del club Area Sismica sull’onnipresente Facebook: il concerto del trio giapponese Kukagendai, evento di pomeriggio, una domenica, quindi possibile andata e ritorno senza troppe complicazioni. Trovate le persone e formata la macchina, via verso Forlì. Piccola digressione, lo scrivente era al suo primo contatto con l’Area Sismica, di cui aveva sentito parlare e letto qualche notizia, ma ancora non si era presentata l’occasione per conoscere il club. Rivelazione!!! Uno dei posti più interessanti in ogni senso che l’italico stivale offre, piccola oasi di buongusto retró e voglia di far suonare, e bene, artisti dediti al loro mestiere. Prima o poi si spera di ritornare a parlare dell’Area Sismica, ma ora dedichiamoci al concerto: la band, Kukagendai, formata da Junya Noguchi alla chitarra e voce, Keisuke Koyano al basso, Hideaki Yamada alla batteria, in circolazione dal 2006 con una manciata di dischi all’attivo, si presenta sul palco e inizia a mostrare la sua perizia: un unico flusso di più di un ora di concerto, niente stacchi tranne per un unico bis, il trio spadella tanta buona e salutarmente “nevrotica” musica che non basta mai. Tra innesti No Wave quando meno te lo aspetti, jazz “free as a bird”, funk destrutturato, frantumato, scarnificato fino all’osso. Il bassista che percuote lo strumento e sembra sentire una musica tutta sua con cuffie immaginarie, il batterista che rimanda a un mimo per un teatro dell’assurdo, il chitarrista novello Arto Lindsay in erba, che ogni tanto, senza logica apparente, squarcia il suono della sua chitarra con un cantato/urlato singhiozzante. In un attimo il piede dello scrivente si anima di vita propria e inizia a battere per terra cercando spasmodicamente di seguire il tempo, mentre la band non si ferma a ricevere i dovuti applausi – preferisce tutti alla fine e tutti in una volta –, ma si concede un attimo di pausa e riparte senza indugi, segue geometrie tutte sue che obbligano chi ascolta ad una concentrazione estrema, e poi un attimo dopo rilascia bordate sonore che riazzerano tutte le precedenti riflessioni sul senso della musica. Il bello è che il trio riesce a fare tutto questo e anche di più senza perdere un’oncia della sua bravura e senza annoiare neanche un minuto ma lasciando con il fiato sospeso il foltissimo auditorio di convenuti a questa incredibile celebrazione. Finito il set, breve riapparizione per un bis e poi via, a mischiarsi tra la folla per un piatto di saporita pasta. Come si dice, fortuna che gli incontri più interessati capitano per caso: in questo di caso la cosa migliore che si può fare è consigliare almeno l’ascolto su tutti i portali della band che diffondono codesta musica e tenere d’occhio la programmazione dell’Area Sismica.