Jürgen Eckloff ‘Angeflantschte Fugenstücke’

(90% Wasser 2016)

Roba che apre e stride, che ad occhi chiusi o aperti,
inquieta.
Che esala l’odore del movimento in spazi angusti e
vuoti, stretti fra quattro mura ricoperte d’unto (cosi dice l’autore
a proposito del primo lato di questo vinile).
Roba beffarda, che
induce alla riflessione sul quotidiano, sul non visto e udito negli
attimi d’apparente calma domestica, quello che l’orecchio
addomesticato/piegato/plagiato sceglie di non sentire.
Di
frammenti concreti e ghignare spoglio, titolato come carota a
penzolar davanti la bocca del cavallo, Jazz (il movimento
conclusivo).
Che poi sian porte cigolanti avanti e indietro,
indietro e avanti, poco importa, le prendi sui denti e sui
nervi.
Corrode, azzanna e sovverte, con grazia filmica che non
cerca una pace (dici Jarman, Jodorowski, Gysin e
Burroughs, dici).
Il mondo dentro al mondo che si flette e
fessura.
Nei temibili e radicali Column One, in quei luoghi
come in questo, un cut-up picchiettante e deciso ad incider i fasci
dei nervi.
Processi chimici interni, sfrigolanti nel vuoto,
captati e carezzati.

Voto: 8

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