Mark Dresser / Nicole Mitchell / Myra Meldford / Michael Dessen ‘Virtual Tour: A Reduced Carbon Footprint Concert Series’

(Pfmentum 2016)

Nell’Aprile del 2013, un quartetto di improvvisatori/compositori
statunitensi, ha congegnato un tour virtuale utilizzando le
possibilità messe a disposizione da internet 2.0.
Il tutto si
traduce in un quartetto base in quel di San Diego (Dresser,
contrabbasso, Mitchell, flauto, Meldford, piano,
Dessen, trombone) che interagisce dal vivo con altri musicisti
lontani migliaia di miglia.
Dunque, sfruttamento della banda larga
ad alta velocità, audio non compresso e video ad alta
definizione.
Si parte da Amherst nel Massachusetts, con il
quartetto di San Diego a palleggiar attimi di creatività in
tiro non poco spirituale con Marty Ehrlich (sax
alto/clarinetto basso), Jason Robinson (sax tenore/flauto
alto) e Bob Weiner (batteria).
Rigore, astrazione,
luccicanze classicheggianti, qualche borbottamento basso e profondo e
varie grammature d’Africa osservata nelle vene dell’America.
Smollano
in scioltezza, quasi a voler staccar i piedi da terra verso un cielo
Pharoah Sanders.
Ok, via di corsa verso Zurigo, ci aspetta
il duo Matthias Ziegler al flauto e Gerry Hemingway
alla batteria.
Il tiro complessivo è maggiormente strappato
e complesso, molta Europa colta e una certa noia di fondo.
Veloci
a New York ora.
L’ensemble si allarga e compare un laptop,
l’approccio è da jazz/elettroacustica astrale.
Sarah
Weaver
alla conduzione, Jane Ira Bloom, sax soprano, Ray
Anderson
, trombone, Min Xiao Fen, pipa, Matt Wilson,
batteria, Doug Van Nort all’elettronica.
Forse la parte
migliore, con la voce e la pipa di Min Xiao Fen a gettar manciate di
terre lontane negli occhi.
I problemi insorgono dove: questo è
un dvd, avvolto in una confezione bruttarella, le immagini, a parte
l’ultimo set (più ampio e curato), son fisse di non poco,
l’audio è ottimo, ma la resa del collegamento virtuale su due
teli poverelli nei primi due set, è veramente da brividi.
Un
fiato nelle sale non si ode, domanda spontanea: ma un pubblico
c’era?
Non che ci si aspettasse contorsioni sul palco, ma siam sul
limite dell’ingessatura (da taglio profondo le immagini di Van Nort
con laptop, mixer e poco altro, a produrre qualche frequenza nel
chiuso di una stanzetta).
Ok, l’esperimento funziona e le
performance non son male, ma alla prossima curiamo anche altri
particolari altrimenti, diventa solo ciccia per estremisti avant
pantofolati.

Voto: 6

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