Hans Fjellestad ‘Sounding the Space’

(Accretions 2014)

In questo documentario il percussionista Marcus Fernandes (nato in Giappone, figlio di padre portoghese e madre giapponese) gira il Giappone alla ricerca degli edifici costruiti da suo nonno Uheiji Nagano, architetto attivo nei primi decenni del XX secolo. Siamo nel 2008. Improvvisando, in diverse formazioni, insieme ad altri musicisti (tra gli altri, un sassofonista, un pianista, un chitarrista e suonatori/trici di strumenti giapponesi tradizionali) e a danzatori, Fernandes intende far interagire il suono con lo spazio degli edifici di suo nonno. Si tratta di palazzi in stile neoclassico, per lo più divenuti sedi di istituti bancari. L’ultima performance è abbastanza coinvolgente anche attraverso la registrazione video. Le altre (tutte rigorosamente non idiomatiche, per usare la classificazione di Derek Bailey) sono piuttosto scialbe, in particolare perché non riescono nell’intento di entrare in dialogo con gli spazi in cui hanno luogo: per quanto vediamo e ascoltiamo, avrebbero potuto accadere ovunque. Le performance si alternano a discorsi poco interessanti di quelli che sembrerebbero essere i direttori delle diverse banche e a scene in cui il protagonista se ne va a zonzo per strade e parchi, a volte fotografando al microscopio (chissà perché) diversi tipi di insetti. Il rapporto tra musica e architettura è tema avvincente, anche in relazione all’improvvisazione. Ma il documentario ci offre solo qualche spunto new age francamente banale.

Voto: 4

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