reFLEXIble ‘Realgar’

(Amirani Records 2008)

I belgi Joachim Devillé (tromba, filicorno), Thomas Olbrechts (alto sax) e Stefan Prins (live-electronics disseccati, guide in tempo reale del lavoro di ‘taglio’ alla grana dei fiati, di per sé dileguata) sono lo spirito, il corpo e l’azione del Collectief reFLEXible, ménage à trois d’improvvisata nichilista e microtimbrica, in parte personale, geometricamente bizzarra quanto enigmatica, per un altro verso, quello della memoria, rispettosa di quel trademark estemporaneo antropologicamente europeo. In sintesi: i reFLEXIble corrompono il proprio mo(n)do di increspare, di soffiare angoscia nelle cavità dei fiati, o di rendere meravigliosamente asciutti e fuggenti i richiami(ni) alla potenza interiore del free, con un passato indelebile di contemporanea out e bianca, degna di inglobare nomi-luoghi-tendenze come Radu Malfatti, l’estrema Berlino e l’azzardo della BimHuis, i silenzi in evolution di Cage, la lingua miniaturizzata di Evan Parker, il noise a bassa intensità…

Ipotesi sagomate mediante dialoghi e sviluppi chirurgici, innestati quasi sempre per volere del trio con processi di eccitante «instant composed music» previsti più di una volta per accompagnare altri campi artistici: danza, cinema&video, installazioni. Dopo otto anni di stacanovismo collaborativo, che ha visto passare sotto i ponti una vera alluvione di flirt – si può scegliere tra la sonorizzazione del must di Lang “Metropolis” e l’esegesi di alcune partiture grafiche lasciate ai posteri dal grande Cornelius Cardew – fa capolino il primo lancio discografico, naturalmente anch’esso estrapolato da contesti live, che per le cronache, riporta ad un concerto presso il Q-02 Workspace di Bruxelles nel settembre ‘07. Suggerito agli avventori più tenaci della radicalità, gli innamorati delle certezze si astengano. Altro colpo gobbo per Amirani, nonché primo gruppo completamente straniero entrato a tutti gli effetti nel rooster dell’etichetta lombarda.

Voto: 7

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