Methel & Lord ‘Steps Of A Long Run’

(Point Of View Records/Halidon 2008)

Tornano, a 4 anni di distanza dall’acclamatissimo esordio “Pai Nai”, i Methel & Lord. Trasuda un marasma di creatività teatrale e sognante questo nuovo “Steps Of A Long Run”, danzando tra singhiozzi jazz, piroette funky, ballate country folk e derive sintetiche. Trasversale e sghembo quanto basta, i romani si divertono a banchettare tra un genere e l’altro, giocando con le emozioni e i pensieri in un flusso mutevole e raffinato.

Il disco si apre con Escape From Significance, battito sintetico sommesso accompagnato da un sax che trasporta in terre canterburyane. Pizza Mafia e Mandolino sbeffeggia sarcasticamente i luoghi comuni sul Bel Paese intingendoli in una salamoia burlesca e decadente con echi quasi da saloon. Gnu & Gna è una giostra surreale e sinistra che fonde il jazz in un’atmosfera da circo. Maybe invece è una ballata folk-rock più tradizionale che rappresenta una pausa di meditazione nel viaggio distorto in cui ci accompagna l’ensemble romano; infatti i trilli cristallini che chiudono la traccia fanno da apripista al morbido sax da nightclub che segna Dear Tony, che progressivamente si scioglie in una atmosfera soffusa e ammiccante. Hippocondriac è il delirio robotico di un’anima psicolabile. Washed Untrue si apre a una melodia folk dilatata ed eterea con coda corale. Chiude l’opera Grandfather, favola lisergica sospesa sul filo di un lungo assolo di hendrixiana memoria che esplode in un finale con eco vivaldiana.

Un lavoro che centrifuga tendenze disparate ottenendone un lavoro obliquo e mutevole, spingendo all’estremo una congenita voglia di creatività che disegni un mondo surreale come un quadro di Dalì. Un’opera che cattura e ammalia.

Voto: 8

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