Bruce Springsteen ‘Magic’

(Columbia 2007)

Passano gli anni, ma il Boss è sempre il Boss. Il rocker del New Jersey è ormai uno dei pochi musicisti della vecchia guardia capace di sfoderare ancora dischi dall’impatto emotivo, dall’epica sofferta e dall’energia musicale credibili come questo “Magic”.

Un lavoro prezioso, tipicamente springsteeniano, fatto di ballad rock che mescolano rabbia e struggente malinconia, in cui il suono della collaudatissima E Street Band è rivitalizzato dalla sagace e ruvida produzione di Brendan O’Brian, in grado di riproporre una versione aggiornata al nuovo millennio del wall-of-sound spectoriano.
Tra gli highlights del disco, la trascinante ed epica Radio Nowhere, degna dei tempi di Born To Run, l’epica Gipsy Bicker, che si finge acustica per poi elettrificarsi, la nostalgica Girls In Their Summer Clothes, la splendida I’ll Work For Your Love, l’autunnale e malinconica title-track, Long Walk Home e Devils’Arcade, impreziosita dagli interventi degli archi. Come omaggio ai fan, il Boss ha incluso anche una bonus track, pezzo acustico per chitarre, piano e armonica, una dimostrazione ulteriore di come il cantautore del New Jersey sia in grado di trasformare in oro anche pezzi basati su progressioni e soluzioni armoniche in fondo convenzionali.
“Magic” dimostra, insomma, come Springsteen, a distanza di trentatrè anni dall’exploit di “Born To Run”, di ventotto da “The River”, di ventisei da “Nebraska” e di ventitré da “Born In The USA” (solo per citare i lavori più acclamati del nostro), sia ancora in grado di scrivere canzoni fresche, genuine, memorabili, roba che tanti songwriter di oggi possono solo sognare. Da brividi.

Voto: 9

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