September 10Th ‘The Fake Disaster’

Doppia Recensione In Un Articolo. Leggere Prego!

 


 


 


 


 


Di Emanuele Carbini


carbeman@virgilio.it


September 10th ‘Fake Disaster’


(Autoprodotto 2005)


September 10th è un braccio armato in carica.
È il momento prima dell’impatto, dello schianto con un bersaglio frontale in movimento.
La prima, Flexibility=90°: quattro corde di basso che ti pulsano sangue alle cervella, che ti stringono forte alla gola e con risolini isterici e irriverenti si prendono gioco di te. A Trieste e dintorni, neanche fossimo in una periferia di Washington DC, o avessimo a che fare con una produzione della Dischord in outsourcing!
La seconda, A New Marxism: il gioiello indie. Da oltre oceano il verbo Q And Not U studiato, pensato e applicato all’Adriatico.
Basterebbe fermarsi qui, alla seconda delle sette tracce. “Fake Disaster” non è perfetto, soffre, a volte, di squilibri nelle trame (Tammazzo e The Keys), ma oggi ho la certezza che sia persino meglio così.
Pitchfork ha costruito un mito con i Clap Your Hands Say Yeah!… la mia parola, la loro musica, il vostro passaparola. 


Voto 7  http://www.september10th.org 


 


Seconda Recensione Di Damiano Gerli


nukep@inwind.it


September10th ‘Fake Disaster’


(Autoprodotto 2005)

Finalmente una proposta italiana che minaccia di portare una piccola rinfrescata al genere ‘gniu’ post punk/indie rock che ultimamente si sta eccessivamente saturando. I veneti September 10th (nome che, insieme al titolo dell’EP, potrebbe far pensare ad interpretazioni piuttosto ambigue e a loro sta benissimo così), dopo un promo e diverse partecipazioni, hanno completato il loro primo EP completamente autoprodotto.
Dalla forsennata intro di basso di Flexibility=90° e dai riff angolari che seguono, sembra che siano i Q & Not U, più che gli Interpol, i veri ispiratori del gruppo; poi però nel corso della canzone e dell’intero EP, i September10th sembrano non voler scegliere nessuna direzione in particolare, e si acquattano in un limbo tra preziosismi e orecchiabilità.
Ed è proprio questo che riesce a renderli interessanti fino alla fine, il non sapere bene cosa doversi aspettare da ogni brano (tipo Tammazzo); poi, è chiaro che ci sono ancora margini di miglioramento, soprattutto sul piano dei vocalizzi dal pesante accento italiano e qualche stonatura ogni tanto.
Comunque la loro impredivibilità e tecnica, coadiuvate da una produzione più che discreta, li rende una proposta da tenere in considerazione, quindi penso proprio che risentiremo parlare di loro. 


Voto 7   http://www.september10th.org