Kim’s Teddy Bears ‘Tales And Flames’

(Mad Driver 2003)

Al loro 2° album i vogheresi Kim’s Teddy Bears, indiscussi leader del custom-psycho-rockabilly italiano ,colpiscono ancora nel segno.
12 nuove fiammanti tracks nelle quali il “sacro fuoco” rockabilly di Elvis e Carl Perkins si amalgama alla perfezione col neo-primitivismo rock’n’roll anni ’80 di scuola Cramps/ Tav Falco’s Panther Burns.
Canzoni che fanno ballare, killer rhythms che prendono alla gola, il rock’n’roll che ritorna alla sua più autentica essenzialità e “crudity” di “depravata jungle music” , ai” ritmi sinistri e gravidi di sesso” ( Lenny Kaye ) del grande Bo Diddley: questi sono i Kim’s Teddy Bears.
Dall’iniziale , scatenatissima Man on the Hood, alla deragliante Rockabilly Freakout, al rock’n’roll country con tanto di washboard e chitarra acustica di Donkey Done, fino alle cover di Please Don’t Touch di Johnny Kidd e di Promised Land di Chuck Berry, il disco scorre via senza mai annoiare.
A tratti per la loro profonda anima blues mi ricordano i Le Roi Brothers , misconosciuta ma validissima r’n’r band di Austin (Texas) degli anni ’80, e nei pezzi più “psycho” spesso evidente è l’influenza di uno dei manifesti storici dello psychobilly; la “leggendaria” compilation 1984 della Big Beat ‘Rockabilly Psychosis & the Garage Disease’.
Un disco che , in tempi di pseudo-punk da parrocchia e da sms generation , ritorna all’anima più pura del rock’n’roll. E già questo è grande un pregio.
Dal delta del Mississippi alle torride secche basso-pavesi del Po il rock’n’roll è un unico, autentico credo. E noi tutti lo amiamo.

Voto: 8

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Autore: thebarracudas@katamail.com