Halim El-Dabh ‘Crossing Into The Electric Magnetic’

(Without Fear Recordings 2002)

Parlare dell’autore richiederebbe uno studio accurato e puntuale sulle origini e i pionieri della musica elettronica perché Halim El-Dabh, stimato compositore, etnomusicologo e professore alla Kent State University è un pezzo di storia della musica, e l’ascolto del cd ci fa capire perché.
All’interno, le dieci composizioni dell’album registrate nel 1959 al centro di musica elettronica della Columbia-Princeton, tranne Wire Recorder Piece registrato al Cairo e Pirouette registrato in una galleria d’arte di New York nel 1974. Già dal primo pezzo composto in collaborazione con Otto Luening, altro pioniere della sperimentazione elettronica, si capisce che si è in presenza di un classico. Ritmi percussivi tribali vengono fusi con suoni protoelettronici formando un mantra ipnotico che si insinua nella mente dell’ascoltatore e lo culla accudendolo da ogni pericolo terreno. E il proseguo non è da meno perché si assiste alla nascita dei più conosciuti generi di musica elettronica e di molta avanguardia della seconda metà del novecento. Suoni e rumori filtrati e combinati con loop, melodie e ritmi in fader che hanno fatto la fortuna di molti nomi noti e meno noti della scena ambient isolazionista (vedi Lull, Lustmord, etc…).
Percussioni preindustriali (vedi Z’ev), suoni soffocati e soffocanti come suonati dentro una cava (viene in mente la Deep Listening Band). “Claustrofobici” rumori piacevolmente disturbanti, echi di clagori metallici in un ping-pong “in loop” come cuscinetti a sfera registrati e campionati. E ancora sfasamenti vocali degni di colonne sonore di serie “Z” della migliore qualità, space-age loops con arie exotiche e altro ancora.
Una vera enciclopedia dei suoni e dei suonatori. Come tutte le enciclopedie…da avere.

Voto: 9

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