Starship Beer ‘Nut music: as free as the sqirrels’

Se provassimo a mettere insieme menefreghismo, sgangheratezza ed un pizzico di umorismo sicuramente il risultato si avvicinerebbe agli Starship beer. I tre ragazzacci dimostrano che saper suonare correttamente non è proprio il massimo nella vita. Infatti tutto fanno fuorché fare i musicisti di professione. Composti dal pittore Pat O’Brien (voce e clarinetto), dal giornalista Kevin Whitehead (basso), Wes Mingin (chitarra) e da una piccola manciata di loro amici scesi in aiuto, escono con questo ‘Nut Music…’ nel 1979 e ci propongono una stralunata miscela di jazz puramente “scontornato” (mi viente in mente tutta la scena radicale che va dall’Olanda all’Inghilterra), un hard blues sghembo e anche delle piccole cartoline di pseudo-musica-colta (alla faccia dei puristi dell’ascolto). Apre l’urlata Black/White White/Black e Beefheart lo si sente dietro la porta , poi è la volta di piccoli assaggi solistici sia per piano in Wheatland Wyoming (Cage in una serata altamente alcolica), solo clarinetto in Criminal Girlfriend (respiri asfissianti) e addirittura solo voce con alto recorder in Talking Winks (letteramente lascivo). Per il resto altri episodi che innervosiscono l’orecchio sono Chris the Nasty Boy dove colpisce di sorpresa il suono di una melodica che fa a cazzotti con un ‘organo ed anche l’esperimento di sovrapposizione dello stesso brano in At the Noise Circus (che ne venga fuori non lo capisco ancora). Oltre l’orignale in questa nuova edizione vengono aggiunte delle bonus track basate tutte su improvissazioni molto estemporanee quali 10-4 big buddy, tiffany lounge etc. Alla faccia dei canoni estetici!

Voto: 8

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