Il santuario della pazienza ‘Gli ultimi dinosauri’

(Produzione propria 2023)

Logorroico (più di cinquanta minuti di disco) e poveristico/pauperista (per necessità e per scelta, a partire dalle scritte col pennarello del CD), il buon Daniele Ferrante alias Il santuario della pazienza ammanisce in questa occasione undici brani di pretta ispirazione “low-fi”. Già attivo in altri contesti (I selvaggi del Borneo, il progetto Zweisamkeit che nel 2011 aveva editato un precedente “Il santuario della pazienza” per i tipi di Snowdonia), in quest’ultimo album il professore salentino apre dritto dritto con Non ne va una giusta, “elettropovero-pop” saltellante ma non balbettante, per proseguire con Aeropitture, a partire da una citazione di Domenico Modugno per arrivare a un “kraut rock” in piena regola. La prima volta rappresenta la classica, consapevole “canzone stonata” (sempre guidata da un germanico ritmo motorizzato): la “passione viscerale per l’età dell’oro dell’art-pop italiano e internazionale”, dai Settanta ai Novanta, rimane soprattutto in potenza e filtrata sempre da influenze allemande assai sviluppate e da una vocalità volutamente incerta, sul punto di spezzarsi (Casa). Alcuni brani, all’inizio “fuori fuoco” (Vilcabamba), crescono un poco con ascolti ripetuti, che ne fanno apprezzare un certo fascino spiazzante. La strumentale Piatti Rotti ne è un tipico esempio, con la sua melodia franta e ritmicamente acciaccata.I cercatori è ossessiva e anch’essa strumentale, mentre Modulor ritorna al prediletto ritmo crauto. Lo sbarco in Normadia parte addirittura acustica e non è niente male, con la successiva tastierina molto Television Personalities. Le conclusive La piccola era glaciale e Malevic (de)finiscono un “full lengh” fin troppo debordante di idee e (l’ultima) di parole stonate e orgogliosamente laterali, che assomigliano a pochi altri “fuorilegge”.
Per contatti: danieleferrante@gmail.com

Voto: 6,5/10

Il Santuario della Pazienza Youtube Channell