The Chanfrunghen ‘Shah mat’

(Molecole 2016)

A cavallo di un pop-psichedelico, a tratti garage e post-punk i tre savonesi Chanfunghen accompagnano l’ascoltatore nel risveglio dal torpore invernale con il loro sound avvolgente e strutturato su un pop-wave colto.
Il sound di questo lavoro ha un retrogusto vintage, perché il trio si guarda in continuazione indietro, denotando una difficoltà a guardare in avanti.
Dotati di una buona poetica, i brani sono intrisi di riferimenti agli anni ’80, per intenderci, quelli sospesi tra l’Ivano Fossati andato in loop per i suoni caraibici e prog (Belize) e le avvolgenti dilatazioni dei Cure immediatamente post punk (Voodoo Belmopan, Shah Mat).
Ancora più indietro si tuffano con il blues rock degli anni ’60 di T.S.O., mentre con Rhum, spezie, sciac trà nel finale deviano verso la schizofrenia jazz.
Meritano fiducia, anche se ci sono ancora aspetti da affinare, per non essere assimilati come eccessivamente vintage.

Voto: 7

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