
(Backwards 2013)
I primi, da San Francisco, li avevamo lasciati nel 1982, in bella
compagnia di Monte Cazazza (“California Babylon”),
e di estati e d’amore, poco restava.
I secondi, in piena vertigine
recente (“The Fugitives”), avvitati stretti su ipotesi
attigue e conseguenti, la lezione dei primi ed altri identici erranti
(più di un tempo che nell’oggi).
Bond Bergland e
Cole Palme, Ninni Morgia e Silvia Kastel, ci
danno ora sul muso tredici frammenti asciutti ed essenziali (dieci
su lp, tre in un 7” in edizione limitata incluso nella prima
tiratura), che son schegge staccate a furia di unghie, da corpo
stecco in distorsione.
Singole parti di un raga metropolitano,
esaltate da osservazione microscopica.
Gonfie di vuoti paurosi che
s’aprono improvvisi, di brancolamenti indefiniti fra
acustico/elettrico e battiti legno/metallo, alienati e
primitivi.
L’apocalisse dei Velvet nelle vene dei TG,
compressa in saliva no wave.
Di blues disastrato, appuntiti sfregi
impro e terribilmente sexy, nell’alterazione vocale della Kastel.
Non
predisposti al facile compiacimento.
C’è una casa, con le
finestre sfondate e terra secca e battuta al posto del pavimento.
C’è
una casa, con le finestre sfondate ed il pavimento che manca.
Nel
centro una buca.
Ossa, denti e frammenti rugginosi nel fondo.
C’è
una casa e lo spazio vuoto che si tiene dentro.
Scaccia la paura
ed entra.
Voto: 8
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