Peter Doherty ‘Grace/Wastelands’

(Emi 2009)

Sono passati ormai ben sei anni da quando Pete Doherty suonava in compagnia dell’ (ormai ex) amico fraterno Carl Barat nei Libertines, band titolare di due album (“Up The Brackets” del 2001 e il successivo omonimo del 2004), in cui si mescolavano con deliziosa sagacia pop la lezione di Beatles, Kinks, Clash, Jam e Smiths. I problemi con la droga di Doherty spinsero l’amico ad allontanarlo dalla band, con il risultato che i Libertines oggi non esistono più, Barat è dato per disperso e il terribile Pete, quando non è impegnato ad entrare ed uscire da cliniche di disintossicazione o farsi fotografare accanto all’ex Kate Moss, ha intrapreso una carriera solista.
Il primo passo è stato il progetto Babyshambles, formazione con la quale il chitarrista inglese ha inciso due album, (“Down In Albion” nel 2005 e “Shotter’s Nation” nel 2007) di scarsa rilevanza. Ora Doherty ci riprova da solo e fa centro. “Grace/Wastelands” è una raccolta di deliziosi bozzetti acustici (impreziositi dalla chitarra di Graham Coxon) che oscillano tra blues (Arcady), orchestrazioni retrò (1939 Returning, A Little Death Around The Eyes), beat elettronici (Last Of The English Roses), swing (Sweet By And By), tribalismi più o meno minacciosi (Palace Of Bone, un tentativo poco riuscito di emulare Tom Waits), atmosfere plumbee (New Love Grows On The Trees) e malinconie varie (il 3/4 di I’m The Rain e la splendida Lady Don’t Fall Backwards, forse il capolavoro del disco).
Su tutto aleggia sempre quel senso di incompiutezza e imperfezione che caratterizzava anche gli album con i Babyshambles; solo che dall’ascolto di “Grace/Wastland” non si ricava la stessa sensazione di sciatteria dei precedenti lavori, ma al contrario l’impressione che Doherty, se volesse, potrebbe davvero diventare un eccellente songwriter – droga, fidanzate famose e paparazzi permettendo…

Voto: 7

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