Wallace Records

Quattro chiacchiere digitali con Mirko Spino della Wallace Records

 


 


Di Marco Paolucci


uccio12@hotmail.com


26/12/2009: Con la Wallace Records di Mirko Spino ci siamo intrattenuti agli albori di Kathodik per le consuete quattro chiacchiere digitali. Abbiamo formulato qualche domanda in ordine sparso per farci un’idea, e farla avere a chi iniziava ad interagire con noi, di chi era quest’etichetta che già allora con le sue uscite spaziava con tranquillità tra rock, avant, impro e quant’altro. Ora, nel decimo compleanno della Wallace Records, siamo ritornati ad intrattenerci con Mirko Spino per avere, e far avere ai weblettori di Kathodik,  uno spaccato della label con qualche anno in più.


1) Da dieci anni a questa parte che cosa è cambiato nella Wallace Records?
Quello che è cambiato è derivato dalla crescita di catalogo e quindi di visibilità e di autorevolezza: più gruppi che mi contattano, pure qualche “mostro sacro” o qualche “pietra miliare” talvolta. Il metodo di lavoro artigianale e cazzone è sempre quello. Anche l’eterogeneità delle musiche pubblicate è invariata, e questo per me è importante dato che ne ho sempre fatto una bandiera di questo. Forse quello che più si può notare dall’esterno è che ultimamente riesco a fare più vinili che in passato.



2) Di quali dischi ti vanti e di quali ti penti?
Pentire di nessuno, ci mancherebbe. Certo che di alcuni ne ho vendute poche copie ma non è sicuramente la vendita il metro di giudizio per il pentimento. Non è una risposta politica, non mi pento proprio di nessuno. Se devo dirti quali sono le pubblicazioni che mi hanno dato più soddisfazione sono quelle di A Short Apnea, Rosolina Mar, Zu, Bachi da Pietra, Anatrofobia, Tasaday, Runi, Fuzz Orchestra, L’Enfance Rouge, Rollerball..non dal punto di vista della qualità dei dischi, ma per quello che è capitato intorno, per le reazioni di pubblico, stampa, concerti etc…



3) Quali titoli hanno venduto di più?
Il mio intransigente file excel della contabilità dice Bugo, Bachi da Pietra e A Short Apnea



4) Quali titoli hanno venduto di meno?
Consultando sempre il mio esperto amministrativo dice Gerda, Satantango e Almandino Quite Deluxe



5) Con chi è stato bello collaborare?
Diciamo che nella fase in cui pensiamo al disco, c’è un particolare feeling quando lavoro con Paolo e Xabier (Uncode Duello) e Giambeppe (Bachi da Pietra). Però raccomando caldamente le riunioni operative con gli XMary e i Runi, i summit in alta quota con Luca (Anatrofobia), le session fotografiche delle Agatha, le nottate telefoniche con Alessio (Ultravixen)… la lista è lunga.



6) Con chi avresti voluto collaborare?
Con i miei gruppi preferiti (Fugazi e Shellac su tutti) anche se con molti questi l’ho già fatto.



7) Con chi vorresti collaborare nei prossimi dieci anni della Wallace Records?
Mi piacerebbe da una parte consolidare il rapporto che ho con le attuali band, dall’altro rinfrescare il catalogo con qualche gruppo più giovane, dato che sarebbero troppi gruppi da gestire, mi auspico un mix tra le due cose.



8) Come erano e come sono attualmente i rapporti con i musicisti? E’ cambiato qualcosa dagli esordi?
La qualità del vino con cui suggelliamo le decisioni operative, ora siamo più esigenti e scegliamo quello buono. Per il resto si svolgono sempre in clima goliardico. Qualcosa è cambiato, oggi sono più attento al fatto che i gruppi abbiamo un progetto di band serio e duraturo, l’attenzione si è un po’ spostata dal disco al gruppo.



9) Come scegli i gruppi?
Ho dato diverse risposte a questa domanda, ma ormai devo rassegnarmi al fatto che non c’è un metodo: il “sesto senso” e “l’effetto pelle” hanno un ruolo sempre più importante. Comunque quello che vado a cercare è l’affinità culturale e di intenti con il gruppo.



10) Da che cosa deriva questo catalogo così folto di produzioni?
Dal fatto che ho trovato e cercato molte persone con le affinità di cui parlavo sopra, ma soprattutto dal fatto che mi piace realizzare i dischi e farli sentire, quindi pubblicarli diventa un’ esigenza.



11) Che ne pensi delle coproduzioni?
Ovviamente ne penso bene, al di là del fatto che aumenta la visibilità e la distribuzione del disco, per le etichette è un buon territorio di confronto su idee, modalità operative e prospettive. Non sempre mi è capitato di collaborare che gente con cui mi è piaciuto collaborare, ma sta nel gioco.



12) Perché persisti con il vinile?
Perché è più bello del CD, perché piace di più a me e ai gruppi e perché il piacere di avere un dodici pollici di plastica tra le mani invece che un dodici centimetri è un piacere che sta dilagando. Ovviamente stiamo parlando di dischi e non di vibratori.



13) Come vedi la scena musicale italiana?
Un po’ appannata rispetto a qualche anno fa ma sempre tra le migliori. Mi sembra che si sia persa un po’ di voglia di originalità e personalità, di osare.



14) Come vedi la scena live italiana?
La vedo poco perché suona poco. Io seguo spesso i miei gruppi e riesco a vedere uno/due live alla settimana, ma ci sono gruppi che mi piacerebbe vedere dal vivo che magari non riescono a suonare in posti raggiungibili facilmente. La qualità dei live però e spesso molto buona.



15) Progetti Futuri?
Oggi: Six minute War Madness, Runi, The Hutchinson, Claudio Rocchetti, The Shipwreck bag Show, Jealousy Party, Miss Massive Snowflakes, la Phonometak Series
Domani: un party al Bloom a Marzo, un’organizzazione meno frenetica e meno scatoloni in casa
Dopodomani: la conquista del mondo.