Harry Miller’s Isipingo ‘Which Way Now’

(Cuneiform/Ird 2006)

Il gruppo ideato da Harry Miller, Isipingo, è stato con certezza uno di quelli che, appartenuti alla gloriosa scena brit-jazz, è stato meno documentato in senso discografico. Un progetto, anch’esso sorto nella metà dei ’70, che ha visto sin’ora licenziato un unico full lenght, “Family Affair”; ed è quindi un momento magico, concesso dalla ‘storicamente’ attenta Cuneiform, quello della pubblicazione su cd – con relativo booklet di 16 pagine, carico di foto inedite – di un concerto avventuto presso una radio tedesca, nella città di Brema, che prende il nome di “Which Way Now”.

In tale frangente, incontriamo fortunatamente la formazione seminale degli Isipingo, la quale cela tra sè nomi di valore per quel periodo, risultato tanto vitale e creativo, per l’improvvisazione jazz britannica, quanto sud-africana.
Dentro riscontriamo la presenza di Nick Evans (trombone), Mongezi Feza (trumpet), Louis Moholo (drums), Mike Osborne (alto sax), Keith Tippet (piano) e naturalmente un Miller – carico ed estroso al massimo delle sue forze – in veste di contrabbassista e compositore ‘totale’ dei brani proposti. Tre quarti di musicisti, dunque, che si faranno notare – letteralmente, accecheranno l’intero jet set dell’epoca – ad ampio raggio nella scatenata Londra di trent’anni fa.
Nella prima prova offerta da Family Affair constatiamo un desiderio maggiore di ‘sporcarsi le mani’ con arguzie e diavolerie free-new thing da parte dei fiatisiti: eccellenti in tal caso i canti emessi da Mr Evans al trombone e da Feza alla cornetta. Ci si delizia, poi, con un Osborne, letteralmente sopraffino con il sax alto nell’aria spumeggiante di Children at Play: un titolo che ben spiega il piglio sbarazzino assunto – nel complesso – dall’armonia. Sopra le righe, appare anche il pianoforte tra le mani – scioltissime – di un grande Keith Tippet, imprendibile da parte di tutti i compagni, pront(issim)o a sputare raffiche di note – come fuoco – a velocità inimmaginabile. Anima sempre cool, pregna di swing, ma incline maggiormente a striature romantiche e malinconiche è Eli’s Song dove ancora si (de)marcano gli incredibili fasti solitari di Evans, il suo inconfondibile tocco, magico strumento per produrre un corposo calore di derivazione r & b.
Questa è storia con la S maiuscola.
Questo è il jazz che ha segnato lo scambio reciproco di idee tra due continenti, apparentemente, distanti. Due mondi che hanno mantenuto le proprie identità (note… suoni) facendole incontrare e, relativamente, fruttare una buona… grande musica per le orecchie di vecchie e nuove generazioni.

Voto: 9

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