Nora Keyes

Entriamo nel mondo fiabesco e stravagante della canzone di Madame Nora Keyes

 


 


 


 


 


 


 


 


Di Sergio Eletto


elettosolare@yahoo.it


‘If the girl from The Ring had an organ stuck in the well with her, this is the kind of music she would make.’



L’interesse intorno alla stravagante e complessa persona di Nora Keyes è nata, anche qui da noi, grazie al recente giro di concerti italiani partoriti in compagnia di Madame P: figura di sicuro stravagante, multi strumentista, sperimentatrice vocale e artista sui generis che molto aiuta ad inquadrare il mood ‘barocco e dark’ di cui si tinge la protagonista del nostro breve racconto.




Nora Keyes proviene dalla spaziosa Bay Area e nel circuito underground di Los Angeles si fa conoscere per essere la front woman dei Centimeters, band completamente californiana che, dal 1996 in poi, ha inciso qualche disco e avuto l’onorevole compito di aprire concerti di famose band, quali Black Heart Procession, Love and Rockets…

Due, tra le creazioni più note del gruppo, “Facts of Destiny” e “Help is on The Way” hanno visto la produzione affidata, rispettivamente, a Don Bolles dei The Germs e David J dei Love and Rockets.


Osservando simili e lustri nomi, chiunque abbia masticato anche solo un po’ di quel periodo, avrà intuito in parte l’alone dark-eggiante e, biologicamente, punk – hardcore assiepato tra le maglie compositive e mentali della band, ma in particolare della Keyes che da subito cura animosamente la stesura del testi e l’art-work delle copertine: mostrandosi, quindi, come un’eccentrica ed eccitata talent scout, desiderosa di farsi conoscere nel cosmopolita jet-set dell’underground a stelle e strisce…

e non solo.




Canto, strumenti come l’inseparabile organo e l’inconfondibile tratto fiabesco, da ‘dolce incubo in stile naif’, adoperato nel disegno da Nora, lo ritroveremo con il carattere ben rinforzato in “Songs to Cry by for The Golden Age of Nothing”, originale e bizzarro slancio solista compiuto nel 2004. Sarà da questo momento in poi che i paesaggi fiabeschi e stregati, da visioni (para) folk della nostra, faranno rotta anche fuori dall’America, spingendosi in lontani tour australiani, giapponesi ed europei.
Alla ‘edificazione’ del primo album solista di Nora, uscito per l’etichetta australiana Dual Plover, collaborano amici di vecchia data dei Centimeters e della Los Angeles wave, come Ray Day (chitarra) Rebecca Lynn (violino) Dame Darcy (autoharp, saw) e Creekbird (basso e batteria).
Se nel vostro background preferito cinematografico e letterario, registi visionari come Tim Burton, oppure scrittori di incubi come Edgar Allan Poe e H. P. Lovecraft, trovano ampio rispetto e riparo nei pensieri più nascosti, non (vi) rimane che accostare dolcemente e senza remore (tutte) le ballate nere che andiamo a presentare. Sarete ripagati a colpi di tenere e lente litanie vocali, alle volte malinconiche e strazianti, in altri frangenti, intelligentemente maculate da sprazzi di mood burlone e ‘infantile’; come in parte i primi, e ormai dimenticati, cantieri sonori di Joanna Newsom ci hanno insegnato… e deliziato.
Ufficialmente, “Songs to Cry by for The Golden Age of Nothing” incarnerebbe il primo ed unico solo-album della cantante californiana anche se, per nostra fortuna, l’estetica punk e artigianale di Nora ha fatto si, che nel più vicino tour (anche italiano) del 2006, la nostra girasse ‘armata’ di un cd-r, contenente una serie di brani plausibilmente nuovi, visto che il retro di copertina reca l’anno appena passato, come quello di produzione.
In tal caso, offro dunque il beneficio del dubbio, perché la prova in causa, oltre a mostrarsi visibilmente sprovvista di una principale ‘intestazione’ (titolo), è praticamente spoglia da qualsiasi informazione che riguardi i brani presenti, la loro nascita e gli eventuali collaboratori, coinvolti alla bisogna, dalla Keyes.
Nelle mani rimane, però, un grande gioiellino di musica low-fi, rustica quanto assurda, forgiata dalla verve più (alt) country di Nora, dove una registrazione autenticamente ‘grezza e sporca’ contribuisce ancor di più a rendere l’idea spartana, e anche futuristica, della nostra in fatto di ballate.
Apprendiamo, comunque, che tutte e sei le composizioni sono originali e molte di esse sembrano essere registrate con microfoni, semplici e artigianali, probabilmente posti ad un palmo di mano dalla cassa di risonanza di una chitarra acustica, o di una tastiera (giocattolo)…
Un bizzarro incrocio di idee che potrebbe tritare, in un solo getto, il folk tradizionale americano, sospeso tra il passato blues di Robert Johnson e l’assurdo presente di Daniel Johnston, una delicatezza tutta europea, ben esaltata dalla chanson française di Edith Piaf e dal cabaret di un Serge Gainsbourg, ed infine, dai più svariati esperimenti derivativi di certo lounge-rock, figlio di Nancy Sinatra e Lee Hazlewood.



Non perdetevi, in giro per il web, di visitare:



http://www.norakeyes.com



http://www.dualplover.com/nora.html



http://www.myspace.com/norakeyes