Taxonomy ‘A Global Taxonomical Machine’

Due Recensioni Due A Confronto. Siori E Siori.

 


 


 


 


 


 


Prima Recensione Di Etero Genio


sos.pesa@tin.it


Attendevo con una certa curiosità questo esordio del trio (quasi) romano, e l’attesa è stata ampiamente ripagata da un CD pubblicato con il prestigioso marchio canadese della Ambiances Magnétiques. “A Global Taxonomical Machine” è, assecondando l’idea della eccelsa confezione, un disco di graffiti sonori, scampoli in perenne bilico fra ordine e disordine: più il loro stato di equilibrio appare precario e più il loro aspetto risulta affascinante. Un’altra nota riguarda le strutture che, per quanto ardite, non prevaricano mai il piacere dell’ascolto. La prima pista, Bear Witness Against Themselves, fa immediatamente eco alle mie parole, con quel suo tema da zampognari che si perde, si dissolve, in grumi di voci incontrollate, colpi di tosse e risonanze metalliche. Light The Fires Of Insubordination mantiene la tensione piuttosto alta, con uno spericolato contrasto fra una prima parte molto rumorosa ed una seconda dalle pulsazioni impercettibili, quasi silenti. Ma è nella bellissima melodia tracciata dal clarinetto (Roberto Fega?) e continuamente ‘svergognata’ da suoni illogicamente a-melodici, (Ad Esempio, che il trio raggiunge il suo vertice espressivo. Dopodiché ogni probabilità entra nel limite del possibile, anche il ritmo classicamente jazzy sottinteso nella sezione iniziale di Dipinto Sul Nulla… ma questo ‘avant le désastre’, cioè prima che un voltafaccia trasformi lo stesso titolo in una cosa che rolla come fosse una Gimme Some Lovin’ per la città dell’utopia digitale. È così che Behind Me, una sottile lezione di ambientologia minimale, finisce per essere il momento più scontato di tutta la raccolta. La tensione torna subito su alti livelli con Eme, il pezzo più aggrovigliato e ricco di variazioni, un autentico colpo basso ad ogni idea di stabilità. Segue un breve tratteggio ripetitivo intitolato Exaust Utopias e un frammento di otto secondi ricollegabile a In primo luogo degli Starfuckers (Creare Metafore). Il disco si chiude sulle avvolgenti linee secanti di Euglena che, insieme a Ad Esempio, candiderei per il podio. Un disco super consigliato e da affiancare, nel caso vogliate approfondire, ad alcune ottime realizzazioni soliste dei tre musicisti: “Unoccupied Areas” (ReR) di Elio Martusciello, “Arg” (SIRR.ecords) di Arg / Graziano Lella e “Metafonie” (Aleatory prod.) di Roberto Fega.


Voto 8



Seconda Recensione di Marco Carcasi


grahgreen@yahoo.it


(Ambiances Magnétiques 2005)

La realtà muta continuamente a seconda del punto di osservazione.
Una strada non è soltanto una strada, è stata montagna, foresta, probabilmente mare aperto; forse anche poco più di nulla.
Il concetto di tempo stesso il più delle volte non è altro che un puro distillato di commercio che poco aggiunge alla vita di un individuo; anzi!
Martusciello, Lella e Fega paiono estremamente consapevoli della doppiezza che si agita sotto ogni cosa ed evento, nella loro produzione in solitaria risulta evidente la continua necessità di travalicare gli schemi abusati di certa impro elettroacustica, il modello ideale è la perdita; non la certezza.
Il linguaggio di questa uscita unitaria sembra ampliare di molto le singole prospettive offrendosi come ipotetico specchio convesso generante visioni alterate della realtà circostante.
Il passaggio di Ad Esempio con la sua linea clarinettistica sibillina a punto interrogativo che si muove su una serie di disturbi di fondo è esemplare nel suo incedere enigmatico, gli scossoni in lontananza paiono reali disturbi del quotidiano che irrompono sulla scena; un cattivo sogno consapevole di essere cattivo?
Probabilmente si.
Quando in Eme, fra silenzi e disturbi vari una voce femminile esclama, scamorza e prosciutto prima di essere reingoiata dal suono tutto si chiarifica come d’incanto.
Ipotetica colonna sonora per documentario su un Miles Davis che non produce una nota, ipotetica colonna sonora per un documentario sui Throbbing Gristle alle prese con il sugo per la pasta durante le registrazioni di “20 jazz Funk Greats”; ipotetica colonna sonora per un film che deve essere ancora girato.
Perfetta conchiglia da accostare all’orecchio in caccia di tesori nascosti, se poi si sente il rumore del mare o meno questo non è un problema; l’importante è la conchiglia e quel che si vuol sentire.
Il resto arriverà in seguito da solo, in un’altro momento e non richiesto.
Le contorsioni lunari o circensi a seconda del proprio stato d’animo che agitano Dipinto Sul Nulla sono, se possibile, l’ennesima conferma di quanto si diceva prima.
Il travalicamento del vedere e sentire.
Una strada che parte come strada e poi si tramuta all’improvviso in bosco e poi diventa pietra e poi torna ad essere strada.
Senza ombra di dubbio uno degli snodi cruciali della nostra contemporaneità nostrana.
Uscite e fatelo vostro ad ogni costo.


Voto 8