Marco Cinque ‘Civiltà Cannibali’

Dopo L’Esploit Della…

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Manuelita Marcantonij

manuetc@libero.it

Dopo l’esploit della prima recensione, che – modestia a parte – ha sfiorato i tumulti di piazza (…cioè dopo aver drammaticamente stroncato la carriera in erba di un aspirante e tormentato poeta cresciuto all’ombra della Torre Dell’Asinello, aver fatto “genuflettere” una casa editrice di fronte alla “realtà dei fatti” e – soprattutto – avergli consegnato tale fioritura di sarcasmo e stile con numero 2 mesi di ritardo…) – (…in realtà sarebbero stati molti, ma mooooolti di più, se con 1 basso quanto sleale “agguato” tesomi giù, davanti alla porta dell’ascensore…come Superman, anch’io ho i miei “punti deboli”…-…nda.), eccolo qua di nuovo.
Questa volta si schiaffa sulla scrivania un volumetto “16,5×10 cm”. E’ di un tale Marco Cinque. Denuncio la mia ignoranza, ma questo qua io non l’ho mai sentito. Ma andiamo avanti. Stoici, ancora una volta! La copertina è tutta bianca, con su la foto in “bianco e nero” di un pappagallo albino che, con aria perplessa mangia 1 cono gelato (e non ci sarebbe neanche da dargli torto vista la “grandezza” della cialda). Si intitola ‘Civiltà Cannibali’, Edizioni Montedit. Ottantasei Pagine, (indice, prefazione, nota introduttiva e dedica dell’autore inclusi) che si affrontano. Non sono tantissime. Si comincia a leggere…e leggere…e leggere…e poi rileggere…e leggere ancora. E qualche volta proprio non si capisce (ma questi sono i limiti di Clark Kant…) Mettiamola così: qua non si parla di un reportage foto e bibliografico di qualche inviato di “Discovery Channel!” tra una sperduta tribù di pigmei del Borneo settentrionale dedita alla pratica e culto dell’antropofagia. No. Decisamente no. Niente ci ciò. Di cannibalismo parla il titolo, e di cannibalismo tratta il libro. In tutte le pagine del volumetto, dalla prefazione all’indice, il linguaggio è fresco, lo scritto è fluido e pulsante, la comunicazione è semplice. Niente orgie paratattiche, niente deliri asintattici. Come lo leggi così è. E ti rimane dentro.
Niente “particolari idee”: il “cannibalismo” c’è. Lo avverti pagina dopo pagina, lo riscopri pensando a quel quotidiano di cui, passivamente o attivamente, s’è protagonisti malgrado tutto, tutti e malgrado se stessi.
Scorri, pagina dopo pagina, immagine dopo immagine (…perché si può far poesia anche attraverso 1 foto, rompendo gli schemi della metrica e della comunicazione…), spaccati di vita, parole fagocitate e digerite senza averne seriamente assaporato il significato, emozioni raccontate e mai (…forse…) “personalmente vissute”, realtà interposte…Insomma: il tipo sa il fatto suo. Ma, soprattutto, lo sa comunicare. Sul retro della copertina c’è riportato il prezzo: 7 euro e 50 centesimi. I diritti d’autore (cito quanto scritto), sono interamente destinati alla causa dei prigionieri nativi d’America, rinchiusi a San Quentin, California, nel braccio della morte. A prescindere dalle proprie opinioni, (favorevoli o contrari), se posso permettermi, (…se no, al max saltate queste ultime righe) e comunque 1 “investimento” per cui vale la pena. Sorprendentemente bello. Drammaticamente vero.