Marina Mentoni ‘Hélios’

Viaggio Tra Le opere Astratte Di Marina Mentoni

 


 


 


 


 


 


Di Luisa Gianfelici


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Si è da poco conclusa – Hélios – la personale di opere pittoriche di Marina Mentoni, artista nata a Treia (Mc) nel 1958 e docente della Cattedra di Tecniche Pittoriche all’Accademia di Belle Arti di Macerata. La mostra si è tenuta presso le sale espositive della Pinacoteca Comunale di Macerata, dove le opere sono sembrate ancora più vicine alle istanze artistiche di Mark Rothko, che vedeva i sui lavori come attori imprevedibili in un palcoscenico; esse sono state infatti dislocate in due stanze comunicanti, come uno “spazio teatrale” diviso in due atti: luogo avvolgente e coinvolgente di chiara scansione architettonica. Entrando si viene subito immessi nel circuito, delicatamente ritmato, di carte bianche, applicate su tavola con cura e precisione, sospese da fili trasparenti, leggermente ribassate dalla consueta linea dello sguardo, quasi a richiedere una particolare attenzione e una certa tenerezza da parte del fruitore. In esse appaiono combinazioni di piani geometrici sovrapposti e vibranti, che si muovono nello spazio latteo e bidimensionale del quadro, disegnando impercettibili profondità prospettiche. Nell’altra stanza si incontrano invece il blu oltremare e il grigio grafite, in modulazioni cromatiche e tonali di 12 composizioni, ognuna tripartita secondo proporzioni auree, che si susseguono, uguali e sempre diverse, nell’infinita ricerca seriale. L’artista scambia e ricompone toni e cromie in variazioni minime, come in una moderna partitura musicale – penso ad una delle osservazioni di Reinhard Sauer lette sul pieghevole di presentazione alla mostra, che ho trovato molto stimolante – vi si accosta il ciclo dei 12 quadri astratti di Marina, alle teorie di Vincenzo Galilei, padre di Galileo, che metteva in relazione i 12 “modi”, ovvero le tonalità musicali, con gli stati d’animo; pensieri più tardi ripresi da Cartesio nel suo trattato ‘Le passioni dell’anima’, e che ricompaiono attualissime nelle composizioni musicali contemporanee. Frequentando lo studio di Marina Mentoni ho avuto la fortuna di seguire la gestazione di queste opere: prima come divertito e ragionato gioco progettuale, e poi come fare artistico, preciso ed instancabile, a volte faticoso, ma sempre risolto con pazienza e sapiente padronanza tecnica. Eppure quello spazio di minimi spostamenti richiede ancora una volta una più accurata e ravvicinata visione, per scoprirne la minuziosa ricchezza di segni reiterati sull’intera superficie di ogni campitura – é un piacere perdersi, quasi come in un’accogliente utopia di armonia e diversità. Mi trovo così a riflettere su quanta Verità ci sia in questo lavoro: lo specchio di una brillante curiosità analitica del mondo e della pittura, dell’arte come dell’animo umano, che diventano sintesi tra la concretezza della materia e dell’oggetto, ed il sentimento di un’intensa esperienza visiva e sensoriale, tuttaltro che asettica. A conclusione del viaggio ci si ritrovava di nuovo nella stanza delle carte, come in una camera di decompressione, dove, in fondo, vicino alla porta di uscita, si riceve il delicato e quasi evanescente saluto di un dittico fotografico floreale, incorniciato di nero. Veramente emozionante!