Roberto Fega ‘Metafonie’

(Aleatory Production/Silenzio 2003)

Sorpresissima gustosa questo dischetto agile di Roberto Fega che in una manciata
di minuti aleatori è in grado di regalarci numerosi squarci di sorriso
riconoscente, in quanto una sorpresa è sempre una sorpresa; quindi cosa
assai gradita. Prima di tutto un consiglio importante; fate presto a cercare questo
lavoro poichè le copie a disposizione sono solamente cinquanta. Io vi ho
avvisato, ora tocca a voi muovere.
Bricolage domestico e strumenti immaginiamo polverosi, un sax, un clarinetto
e piccoli sciami di voci che ogni tanto compaiono (o riemergono) da un sogno che
pare sognato a sua volta da un sogno. Piccoli frammenti di vuoto domestico
che però quasi mai si tinge di malinconia ma piuttosto preferisce indossare
i panni stralunati di una domenica mattina leggermente stonata trascorsa
a letto; con il sole ad invadere la stanza.
Fega però (non traggano in inganno le mie precedenti farneticazioni) non
cesella il silenzio ma piuttosto l’intensità del momento che precede il
silenzio stesso, ne saggia le peculiarità insite quasi fisiche in un corpo
che sta per riacquistare la condizione di quiete; l’ultimo respiro cosciente prima
di scivolare lungo percorsi di serena riacquisizione di energie.
Poesie Lacerate si erge quasi emblematica in questo senso regalandoci istanti
dorati di percorso sensoriale fatto della stessa pasta fine dei più alti
momenti di un certo signor Fennesz, ma in questo caso sembra che qualche
spiritello dispettoso abbia staccato la spina del suo portatile lasciandoci solo
l’eco della stanza risuonante per qualche lungo attimo; quello che segue è
il ripiegamento naturale su cose minime che non necessitano di elettricità.
La poetica degli Alog a cui sia impedito l’uso delle ritmiche è
ad un passo.
Quasi obbligatorio rintracciare queste note svagate figlie di giornate trascorse
che debbono ancora essere.

Voto: 8

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