Mount Washington ‘Mount Washington’

(Reify Recordings 2004)

Mucchio selvaggio senza ombra di dubbio, Mount Washington è torrenziale
esibizione crepuscolare di forza e perizia estremamente suadente nata quasi per
caso da una serie di circostanze favorevoli. Nel 2003 Jeremy Drake (chitarra
acustica amplificata) e Chris Heenan (sax alto e clarinetto basso) si ritrovano
insieme per una performance al Line Space Line Festival nella quale coinvolgono
anche Wolfgang Fuchs (sax soprano e clarinetto basso), Torsten Müller
(contrabasso) e Anne Le Baron (arpa). Poi grazie ad una e-mail
si uniscono Martin Blume (percussioni) e Philipp Wachsmann (violino
ed elettronica), ma non è finita perchè da San Diego arriverà
anche l’apporto di Tucker Dulin (trombone) che in qualche maniera definisce
e rende completa questa sorta di all stars band.
Si effettuano i live e poi ci si ritrova tutti insieme nella casa-studio del pittore
amico di Chris Heenan Patrick Wilson dove si procede in breve alla registrazione
del materiale da tramandare ai posteri. Quello che ci rigiriamo fra le mani quindi
è una rilassata ed assai a nervi scoperti chiacchierata fra strumenti che
si rincorrono a fiato spianato sulle ali di una ritmica sempre in bilico fra solismo
ed accompagnamento per poi fermarsi all’improvviso piuttosto meditabondi in lunghe
pause nervose e borbottanti in cerca del prossimo svincolo o casello autostradale
da percorrere senza nessunissima fretta in uno svolgimento assai poco meditato
parrebbe ma piuttosto figlio di un sano divertimento esecutivo che piace e convince.
Scampoli colemaniani e cascate di note di marca Cecil Taylor ci
avvolgono lasciando spesso il campo a più moderne suggestioni che ci piace
immaginare figlie del lavoro di Peter Kowald si susseguono in maniera fluida
e piacevole lasciando notevole spazio alla densità ed alla ricerca timbrica
degli strumenti. Sicuramente una concezione di impro estremamente classica
rispetto alle nuove tendenze in corso di sviluppo attuale (mi viene da citare
l’ultimo degli Efzeg tanto per fare un esempio) ma estremamente ben riuscito
nel suo ampio respiro notturno quasi incubo burroughsiano.
Possibile colonna sonora alternativa per Il Pasto Nudo…..

Voto: 7

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